You
think you know when you learn,
are
more sure when you can write,
even
more when you can teach,
but
certain when you can program.
- Alan Perlis, Università di Yale.
PREMESSA
Il
mio interesse per le reti neurali può essere
fatto risalire ai primi corsi di anatomia e
fisiologia del Sistema Nervoso. Capitava spesso
di chiedermi, allora, se un giorno sarebbe stato
possibile costruire un sistema artificiale in
grado di riprodurre il comportamento di un agente
intelligente, simulandone il sistema nervoso.
Qualche anno più tardi, con mia grande sorpresa
e disappunto, venni a conoscenza che quel mio
segreto intendimento era stato fatto proprio
da un folto gruppo di studiosi di una disciplina
a cavallo fra l'intelligenza artificiale e le
neuroscienze. Dopo un primo attimo di scoramento,
mi resi reso conto ben presto che le reti neurali
sarebbero state, per lo meno, l'oggetto della
mia tesi. Questo per diverse ragioni. Prima
di tutto, motivi caratteriali. Ho sempre amato
"fare" più che leggere e studiare. Anzi, queste
ultime attività le considero ancillari alla
prima. Le reti neurali, come l'intelligenza
artificiale in generale, mi hanno fornito uno
strumento indispensabile per mettere un po'
di carne attorno alle nude ossa dello studio
universitario. Perché proprio le reti? A questa
domanda si può rispondere per lo meno in due
modi. In negativo: l'intelligenza artificiale
classica ha numerosi pregi, ma fra questi non
c'è quello della plausibilità biologica dei
processi che propone. In positivo: le reti sono
quanto di più simile al sistema nervoso biologico
possa essere da me immaginato in questo momento.
Questa tesi si propone di riprodurre alcune
caratteristiche funzionali del sistema visivo
dei mammiferi servendosi di una rete neurale
artificiale. Quest'ultima sarà ovviamente semplificativa
della sottostante realtà biologica: la simulazione
di anche pochi neuroni presenta delle difficoltà
tecniche e teoriche non trascurabili. Pertanto,
chi legge questa tesi con la speranza di ritrovarvi
tutte le strutture e le funzioni che ha appreso
essere proprie del sistema visivo umano, rammenti
la frase che lesse Dante all'entrata dell'Inferno.
La tesi va invece vista come un primo tentativo,
da parte di chi scrive, di implementare in una
simulazione su calcolatore una parte delle conoscenze
apprese sul funzionamento del sistema nervoso,
sulla sua architettura e sul suo scopo adattivo. |