Capitolo
12
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sono unicamente destinate ad uso interno per il
corso di Psicologia della Percezione dell'Università
degli studi di Trieste. Nascono con l'intento
di fornire un ausilio a quegli studenti che non
hanno molta dimestichezza con la lingua inglese.
Le traduzioni sono opera degli stessi studenti
del corso di Psicologia della Percezione 1999
- 2000. Nell'utilizzo di questo materiale va tenuto
conto che la correttezza dello stesso va verificata
confrontando le traduzioni con il testo originale.
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Palmer, Vision Science pp. 585-590
Memoria
transaccadica
Un
altro tipo di memoria che può essere strettamente
collegata alla STM (memoria a breve termine) visiva
è la memoria transaccadica, che media l'integrazione
dell'informazione attraverso le saccadi.
Nel sottoparagrafo 11.1.3 abbiamo notato che è
necessario un certo tipo di memoria per creare una percezione
coerente di un'unica scena partendo da più fissazioni.
Rayner, McConkie, and Erlich (1978) hanno ipotizzato
che potrebbe esserci un buffer visivo integrativo che
sovrappone i contenuti delle fissazioni successive,
come illustrato nella figura 11.1.11. Questo richiederebbe
l'esistenza di una memoria organizzata spaziotipicamente
su larga scala, più simile ad una versione della
memoria iconica di dimensioni e durata maggiori, con
in più delle procedure per riporvi appropriatamente
all'interno i contenuti delle fissazioni. Nonostante
queste ipotesi della fusione spaziotipica sembrino plausibili,
comunque, sono state sconfermate in esperimenti progettati
per testarle.
Irwin, Yantis e Jonides (1983) pensarono che se esiste
un buffer visivo integrativo nel quale si possa sovrapporre
il contenuto delle fissazioni multiple, i soggetti dovrebbero
essere capaci di percepire la composizione di due differenti
stimoli presentati nella stessa locazione ambientale
ma in fissazioni differenti. Come illustrato in figura
12.1.13, presentarono ai soggetti degli stimoli con
12 puntini in una matrice di 5 per 5 puntini nel primo
display ed altre 12 nel secondo. Il compito consisteva
nel riportare la posizione del "puntino mancante"
che non era presente in entrambi i display. Quando i
due display sono presentati ad un occhio fermo in modo
che le loro posizioni siano retinicamente sovrapposte,
i soggetti svolgono molto bene questo compito (Di Lollo,
1980). La performance comincia a deteriorarsi quando
il tempo tra i due display raggiunge i limiti della
memoria iconica, ma questo è coerente con le
ipotesi che la fusione può avvenire nella memoria
iconica, nello stesso momento in cui non c'è
movimento oculare.
Nella condizione transaccadica, comunque, dovevano compiere
un movimento oculare, verso un target passando oltre
il primo display e prima del secondo in modo che le
due parti non fossero per molto tempo retinicamente
allineate, sebbene fossero ancora allineate nell'ambiente.
In queste condizioni i soggetti non riportavano un'esperienza
di integrazione visiva in una singola matrice e l'accuratezza
era molto bassa. I risultati perciò contraddicono
le predizioni di una fusione spaziotipica in un buffer
visivo integrativo.
Irwin ed i suoi colleghi, con ulteriori esperimenti,
hanno esaminato le caratteristiche della memoria transaccadica
con una procedura di resoconto parziale (partial report)
con una barra segnale, già descritta nel sottoparagrafo
12.1.2. I risultati sperimentali sono schematizzati
nel diagramma 12.1.14. la principale differenza rispetto
ad esperimenti precedenti sulla memoria iconica consisteva
nel fatto che le fissazioni oculari venivano misurate
e che dopo l'iniziale presentazione dello schieramento
di lettere, i soggetti dovevano fare un movimento saccadico
verso la croce target, prima che la sbarra cue venisse
presentata. Il movimento oculare determina il fatto
che la posizione della sbarra non sia retinicamente
allineata con le lettere che devono essere ricordate,
sebbene che dalla natura della nostra rappresentazione
visiva di esso.
Prove recenti per queste ipotesi derivano da esperimenti
nei quali i soggetti, devono fare un movimento saccadico,
da un punto iniziale di fissazione verso un oggetto
preciso in di un'immagine mentre lo stimolo viene cambiato
durante la saccade. La posizione dell'immagine intera
solo dell'oggetto target, oppure solo lo sfondo dietro
l'oggetto venivano spostati mentre l'occhio era in movimento.
Di solito i nell'ambiente fosse allineata con esse.
I risultati dimostrarono come la rievocazione della
lettera corretta in questo compito fosse sostanzialmente
peggiore di quando non c'era nessuna saccade. Ulteriori
risultati usando questa procedura, indicano che la memoria
transaccadica ha un limite di circa 4 items in un display,
decade poco in quasi un secondo pieno, ed è migliore
per identificare l'informazione che per trovarne l'ubicazione
(Irvin e Gordon, 1998). Bisogna notare che queste caratteristiche
corrispondono di più a quelle della STM visiva,
che a quelle della memoria iconica. Questo indica che
la STM visiva, può essere il sistema di memoria
che sostiene l'integrazione dell'informazione visiva
attraverso la fissazione.
Se la memoria per gli oggetti attraverso i movimenti
saccadici è così povera, come mai allora
abbiamo una percezione così netta di un ambiente
unico, stabile ed integrato nello spazio da tante fissazioni?
Risultati sperimentali presentano la possibilità
che ciò dipenda dal fatto che sia il sistema
visivo a creare una rappresentazione unica, stabile
e integrata nello spazio da molte fissazioni, così
l' alternativa più plausibile a ciò è
che invece sia l' ambiente stesso ad essere unitario,
stabile, integrato, e coerente. Cioè, la stabilità
e l' unità possono venire in gran parte dalla
natura del mondo piuttosto soggetti scorgevano il movimento
solo quando era l'oggetto target ad essere spostato.
Se l'oggetto target era fermo, comunque , di solito
percepivano stabilità, sebbene tutto il resto
venisse spostato. Quindi, la stabilità percepita
attraverso le fissazioni sembra dipendere principalmente
dai processi che coinvolgono la posizione percepita
dell'oggetto target immagazzinato nella memoria a breve
termine. Nella nostra percezione la maggior parte del
resto della stabilità dipende da quanto stabile
è ciò che stiamo guardando.
Memoria concettuale a breve termine
Nel voler stabilire con certezza l'esistenza di una
memoria visiva a breve termine senza tener conto per
ogni informazione di tipo non visivo di memorie che
possono confondere, gli sperimentatori ebbero grosse
difficoltà nell'uso di materiale visivo non significativo
come il reticolo bianco e nero concepito da Phillips
(1974) e le matrici appaiate dal puntino mancante utilizzate
da Irwin (1983). Tale materiale si adatta bene allo
scopo designato ma non rappresenta bene il tipo di materiale
visivo del quale facciamo esperienza e che ricordiamo
nella nostra vita diurna. Quasi tutti gli oggetti che
percepiamo mentre ci destreggiamo nell'ambiente, facciamo
sport, leggiamo libri guardiamo la TV, ecc., sono significativi
nel senso che hanno un contenuto semantico e concettuale
in aggiunta alle caratteristiche strettamente visive.
Certamente, come abbiamo discusso nel capitolo I, estrarre
questa informazione concettuale dalla struttura ottica
è una funzione primaria della visione.
Nessuno degli esperimenti sulla memoria visiva che vi
abbiamo appena descritto solleva problematiche sul tempo
trascorso per estrarre e ricordare l'informazione concettuale.
Quando diventa utilizzabile? Quanto tempo dura? In quali
condizioni viene dimenticata? Solo recentemente si è
cominciato a studiare alcune problematiche, inizialmente
usando un paradigma sperimentale conosciuto come presentazione
visiva seriale rapida (RSVP). La RSVP richiede la presentazione
di molti display visivi, centrati di solito alla fissazione,
al ritmo di molti display durante pochi secondi (Foster,
1970). Queste tecnica è stata impiegata da Potter,
Intraub, ed i loro collaboratori per investigare l'attivazione,
la strutturazione e la ritenzione della rappresentazioni
concettuali, basate sull' input visivo in entrambi i
formati, pittorico e linguistico.
In un esperimento con RSVP, ai soggetti viene mostrata
una serie di 16 fotografie colorate con una vasta varietà
di scene ad un ritmo di presentazione che copre una
gamma che va da un'immagine ogni 2 secondi (2.000 ms
per immagine) a 10 immagini al secondo (100 ms per immagine).
Prima di vedere una sequenza di immagini, vennero loro
chieste due cose: di provare a scoprire la presenza
di qualsiasi immagine che soddisfasse discretamente
la descrizione astratta del concetto (per esempio "la
scena di un picnic" o "due persone che stanno
bevendo") oppure di provare a ricordarne le immagini
per poter fare successivamente un compito di riconoscimento
vecchio-nuovo. Ad una presentazione lenta della sequenza
(1 o 2 secondi per immagine), le persone riescono facilmente
ad individuare ed a riconoscere un'immagine descritta
concettualmente. Ad una presentazione più veloce
(100 ms per immagine), possono ancora individuare immagini
descritte concettualmente ragionevolmente bene, ma non
possono riconoscerle a livelli superiori della pura
casualità (Potter e Levy, 1969; Potter, 1976).
Le persone perciò sembrano capaci di comprendere
tali immagini significative tra i 100-200 ms, ma non
sono in grado di formare tracce stabili di memoria per
esse durante questo arco di tempo.
Questo succede perché tale breve durata non è
abbastanza per sostenere performances mestiche, oppure
succede qualcosa mentre si vedono diverse immagini in
successione rapida che blocca la formazione del ricordo?
Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che la memoria
per la immagini prese singolarmente per il periodo di
100 ms è abbastanza buona, perfino quando le
immagini sono seguite da un mascheramento visivo disturbante
(Potter, 1976). Il problema di ricordare un'immagine
in una sequenza RSVP non è perciò causato
né dalla breve durata dell'immagine in se né
unicamente dal mascheramento visivo che risulta dall'immediata
presentazione della figura successiva (Intraub, 1980,
1984; Loftus e Ginn, 1984; Potter, 1976). Piuttosto
sembra che ciò sia causato dal mascheramento
concettuale: la riduzione della memoria per un'immagine
significativa che viene prodotta da una presentazione
successiva di un'altra nuova immagine significativa.
Il mascheramento concettuale avviene quando immagini
consecutive vengono presentate all'interno dei 500 ms
circa dall'inizio della presentazione dell'immagine
precedente.
Per spiegare tali scoperte, Potter ed i suoi collaboratori
hanno proposto l'esistenza di un sistema di memoria
di durata breve per l'informazione concettuale che hanno
chiamato memoria a breve termine concettuale (CSTM).
La CSTM rivendica delle differenze dalla classica STM
e dalle varie forme pure di memoria visuo-spaziale che
abbiamo appena considerato. Contiene rappresentazioni
semantiche di oggetti riconosciuti in contesti significativi
che vengono strutturate da rapidi processi che non richiedono
più di 100-200 ms. Per convertire queste rappresentazioni
transitorie in ricordi duraturi che rimangono per periodi
che ricadono all'interno della gamma della classica
STM è necessaria una codifica addizionale od
un processo di consolidamento che impiega almeno altri
400 ms e può richiedere la focalizzazione dell'attenzione
sull'item. Se l'attenzione è in qualche modo
deviata dalla rappresentazione concettuale corrente
o se un'altra rappresentazione concettuale viene costruita
per l'immagine successiva prima dei 400 ms, c'è
il mascheramento concettuale ed i soggetti non sono
in grado di ricordare pur avendo visto l'immagine completamente.
Queste due fasi della CSTM, una fase iniziale di codifica
di circa 100 ms ed una seconda fase di consolidamento
di 400 ms, possono dar luogo ad altri fenomeni, come
la cecità disattentiva, il "l'abbaglio"
attenzionale, e la cecità mutante. In ogni caso,
uno stimolo chiaramente visibile non viene riportato
perché è stato visto in condizioni in
cui l'attenzione era assorbita da un altro compito o
spostata su un altro evento stimolo. In questi casi
la causa in termini di CSTM consiste nel fatto che l'evento
iniziale, fu in realtà percepito durante i primi
100 ms, ma non fu ricordato perché la fase di
consolidamento non ha avuto il tempo e le risorse di
cui aveva bisogno per avvenire. Solo alcune frazioni
di secondo dopo aver visto e compreso l'oggetto o l'evento,
l'osservatore sostiene di non averlo visto perché
questa rappresentazione fugace e fragile svanisce con
la stessa velocità con cui è stata costruita.
Non è ancora esattamente chiaro come la CTSM
possa essere collegata ed integrata con gli altri costrutti
di processamento dell'informazione come l'attenzione,
i files di oggetti, la memoria iconica, la STM visiva,
il taccuino visuo-spaziale, la memoria transaccasica,
e la classica STM. Non è ancora chiaro se e in
che senso le rappresentazioni in CSTM siano consce.
Quel che è chiaro è che la comprensione
concettuale di immagini e frasi coerenti, avviene molto
velocemente ma sembra non lasciare alcuna traccia mnestica
salvo per qualche forma di ulteriore processamento attentivo
effettuato. Nel momento in cui l'attenzione si è
focalizzata su queste rappresentazioni concettuali,
possono essere trasformate in un formato più
duraturo che si conserva da qualche parte per secondi
prima di decadere.
Abbiamo visto che la STM visiva sembra essere fortemente
implicata nell'importante funzione di integrare le informazioni
visive attraverso le saccadi ed altre brevi interruzioni
dell'informazione visiva. Nella parte finale di questo
capitolo, considereremo la possibilità che la
STM visiva sia anche implicata nella creazione e nella
manipolazione delle immagini visive. Alcuni modelli
di immagini postulano un buffer visivo all'interno del
quale le immagini vengono costruite e processate (Kosslyn,
1980). Ma tale buffer di immagini ha proprietà
che sono simili a quelle che abbiamo già descritto
per la STM visiva, e preparano il terreno per la congetture
che la STM visiva, il taccuino visuo-spaziale, la memoria
transaccadica ed il buffer di immagini potrebbero essere
tutte varianti minori di un singolo sistema di memoria
visiva di base. Prima di ritornare alle immagini visive,
comunque, dobbiamo per prima cosa considerare come l'informazione
visiva può essere immagazzinata nel formato con
durata maggiore del quale abbiamo appena discusso.
Memoria visiva a lungo termine
Chiaramente, noi siamo in grado di ricordare l'informazione
visiva per più delle decine di secondi che si
ritiene rimanga nella STM visiva. Seguiremo i teorici
della memoria generale nel chiamare questo magazzino
di durata maggiore, memoria a lungo termine (LTM) e
le sue componenti visive LTM visiva. Inquadreremo la
nostra la nostra discussione sulla LTM visiva, coerentemente
con quello che è stato il nostro modo di trattare
la memoria visiva fin d'ora sebbene riguardi semplicemente
gli aspetti visivi di un sistema di memoria più
complesso che contiene tanto informazioni derivate da
altre modalità sensoriali (uditiva, olfattiva,
cinestetica, ecc.), quanto informazioni concettuali
più astratte.
Tre
tipi di LTM. Per diverse ragioni, i moderni teorici
della memoria distinguono tra vari tipi diversi di LTM,
di solito chiamate semantica, episodica e procedurale.
Poiché seguiremo questo schema nella nostra discussione,
sarebbe utile rivedere questi concetti generali prima
di restringere il campo alla LTM visiva.
1.
La memoria semantica include informazioni della LTM
che riguardano conoscenze generali di concetti generici.
La memoria semantica potrebbe essere rappresentata dal
tipo di informazioni che generalmente troviamo in un
vocabolario od enciclopedia. Per esempio nel caso del
concetto di "martello", la memoria semantica
potrebbe contenere le informazioni che i martelli sono
utensili, che vengono usati per piantare chiodi negli
oggetti, che hanno sempre un manico ed una testa, ed
a volte un uncino dalla parte opposta della testa, e
se hanno l'uncino li si può anche usare per togliere
i chiodi dagli oggetti.
2.
La memoria procedurale include informazioni della LTM
che riguardano conoscenze generiche riguardo abilità
generali, che significa sapere come si usa qualcosa
piuttosto che di cosa si tratta. Contiene le informazioni
che di solito si trovano in un manuale per l'uso. Nel
caso dei martelli la memoria procedurale conterrebbe
le informazioni su come tenere il martello per il manico,
su come muoverlo avanti ed indietro col braccio per
portarne la testa in contatto col chiodo, e su come
afferrare un chiodo parzialmente piantato usando l'
uncino ed infine come fare per toglierlo.
3.
La memoria episodica include informazioni della LTM
su oggetti ed eventi specifici che ciascuno esperimenta
come parte della propria storia personale di vita. Una
buona analogia è rappresentata dall'informazione
contenuta in un diario. Nel caso della conoscenza legata
al martello può contenere il ricordo di quella
volta che tuo padre ti ha regalato un martello di plastica
per il tuo sesto compleanno, o della volta in cui ti
sei schiacciato il pollice con un martello, e così
via.
Ci
sono memorie visive analoghe per tutti i tre tipi di
LTM. Il tipo di memoria visiva per analogo alla memoria
semantica riguarda l'aspetto visivo di tipi generici
di oggetti. Si tratta del vasto magazzino delle rappresentazioni
visive che usiamo per categorizzare gli oggetti percepiti,
come abbiamo discusso a lungo nel capitolo 9. Si ritiene
che sia fonte di informazione visiva riguardo l'aspetto
degli oggetti che usiamo per le produzione di pattern
spaziali, come nel disegno o nell'immaginazione di tipi
di oggetti ben conosciuti. Coerentemente con ciò
detto nei capitoli 8 e 9, noi assumiamo che questa forma
di MLT visiva consiste di una rete complessa ed interconnessa
di descrizioni strutturate alla quali si può
accadere sia introducendo un input visivo (per categorizzare
gli oggetti) che attraverso una ricerca interna (per
immaginare gli oggetti). Ritorneremo su questa forma
di MLT visiva alla fine di questo capitolo quando tratteremo
le immagini in dettaglio.
Routine
visive. Parte del magazzino della memoria procedurale
nella visione è il set di processi che le persone
hanno per estrarre informazioni utili dall'informazione
ottica. Ullman (1984) ha distinto tra quei processi
visivi precoci che vengono elaborati in parallelo, dal
basso verso l'alto (bottom-up), e senza focalizzare
l' attenzione, e quelli più tardivi che operano
solo col beneficio dell'attenzione focalizza su un singolo
oggetto o su un gruppo di oggetti. Lui chiama questi
processi tardivi routines visive. Sebbene la dissertazione
di Ullman sulle routine visive focalizzate sui processi
che possono essere usati nell'analisi delle proprietà
complesse dell'informazione in entrata, il concetto
può essere esteso per includere i processi che
operano sulle immagini visive recuperate dalla memoria
, i quali generano e trasformano le immagini per diverse
varietà di compiti. Le operazioni tardive sono
strettamente collegate allo studio delle immagini visive,
ecco perché posticipiamo la loro discussione
a più avanti. Ullman (1984) suggerisce che la
percezione della forma e delle relazioni spaziali tra
le varie parti (di oggetti) è sostenuta da sofisticate
routine visive che sono costituite da un set di routines
primitive e di operazioni elementari. Quelle primitive,
allo stesso modo delle sequenze utili delle routines
programmate in più complesse, sono immagazzinate
nelle memoria visiva procedurale, ed usate nell'identificazione
di oggetti per molti altri compiti visivi specifici.
Ullman suggerisce cinque plausibili operazioni e dà
un'analisi computazionale di come possono essere eseguite.
1.
Spostamento della focalizzazione del processamento.
Questa operazione richiede che tutte le routines visive,
siano applicate ad ogni posizione del campo visivo semplicemente
spostando il centro del processamento. Ciò corrisponde
al cambiamento della posizione dell'attenzione focale
come discusso nel paragrafo 11.2.
2.
Indicizzazione (indexing). L'indicizzazione coinvolge
la selezione di una posizione dove qualcosa è
differente come nel pop-out visivo (sottoparagrafo 11.2.5)
e i vari segnali che attirano l'attenzione (sottoparagrafo
11.2.2).
3.
Attivazione delimitata (o colorazione, "coloring").
La colorazione è utilizzata per trovare la parte
interna di una regione, propagando l'attivazione all'interno
dei suoi contorni.
4.
Tracciamento del contorno ("boundary tracing".
Questa operazione è usata per determinare se
due posizioni sono o meno sul contorno dello stesso
oggetto.
5.
Contrassegno ("marking"). Contrassegnare una
posizione è un'operazione che consente di indicare
una posizione in modo da ricordarla e da accedere ad
essa velocemente in un secondo momento.
Ovviamente,
dovrebbero esserci molte più operazioni elementari
ed un enorme numero di routine di base per esse. Ullman
ha richiamato l'attenzione sul problema generale, di
cosa dovrebbero essere e di come dovrebbero essere portate
a termine, ma altri studi molto brevi sono stati fatti
sugli aspetti procedurali della LTM visiva.
L'analogia con la memoria episodica visiva riguarda
ciò che normalmente consideriamo memoria visiva
a lungo termine: l'informazione sull'aspetto di oggetti
ed eventi secondo la specifica esperienza avuta nella
propria vita. Questo sarà l'argomento di discussione
nella parte restante di questo paragrafo.
Rievocazione
contro riconoscimento. L'esperienza di ogni giorno dimostra
che la LTM per l'informazione visiva è molto
buona. Tutti noi abbiamo avuto l'esperienza di riconoscere
una persona senza essere in grado di rievocare il nome
della persona o persino come l'abbiamo conosciuta. Similmente,
molte persone dicono "Posso dimenticare un nome
ma non posso dimenticare un volto," dimostrando
più fiducia nella propria memoria visiva che
in quella verbale. Ma questa fiducia è realmente
giustificata?
La risposta risulta dipendere da numerosi fattori, che
includono il modo in cui la memoria viene testata. Negli
esperimenti di memoria verbale, il metodo generalmente
preferito per l'accertamento memoria è un compito
di rievocazione: la riproduzione orale o scritta delle
parole che dovrebbero essere ricordate. Queste parole
vanno bene per il materiale verbale perché ciascuno
di noi è abbastanza esperto nella produzione
di parole orali e scritte, ed è facile segnalare
due parole come uguali o diverse. Nessuna di queste
due cose è comunque vera per la rievocazione
di materiale visivo. Poche persone disegnano abbastanza
bene perché si possa essere sicuri che le discrepanze
tra le figure che vedono e quelle che riproducono dal
ricordo siano dovute ai limiti della memoria e non a
quelli della riproduzione. Un metodo per ovviare a questo
problema è avere soggetti che copino la figura
da ricordare, mentre è percettivamente presente
per poi confrontare la riproduzione ricordo con quella
copiata (Harrawalt, 1937). Il grado in cui la versione
rievocata è meno simile all'originale rispetto
alla copia può essere preso come misura di quanto
limitata è la memoria visiva.
Sebbene questa procedura di confronto fornisca un buon
controllo dei limiti del disegno, c'è un altro
problema per le procedure di revocazione per le figure
visive, che non è così facile da superare.
Una volta che lo sperimentatore ha la copia dal vivo
e la riproduzione dalla memoria in mano, deve valutare
quanto esse siano simili all'originale. Questo è
difficile perché ci sono sempre differenze per
qualche grado percettibili. Se ci fosse stata una teoria
ben definita ed accettata della somiglianza visiva,
avrebbe potuto essere utilizzata per segnalare il grado
di differenza. Sfortunatamente non c'era una teoria
simile, come abbiamo scoperto nel capitolo 8.
Per questi motivi ci sono stati pochi studi definitivi
sulla memoria visiva, usando procedure di rievocazione.
I pochi studi fatti sono difficili da interpretare.
I ricercatori della memoria visiva hanno quindi optato
per un metodo diverso per testare la memoria che supera
molti di questi problemi.
In un compito di memoria di riconoscimento visivo, ai
soggetti viene mostrato un set iniziale di items visivi
e più tardi vengono testati mostrando loro un'altra
serie di items, alcuni dei quali li avevano già
visti prima ed altri no. Ci sono due varianti importanti
di questa procedura. In un test di riconoscimento si-no
(o vecchio-nuovo), ai soggetti vengono mostrati gli
item della fase test individualmente e viene chiesto
per ogni item se lo hanno già visto prima o meno.
Ai soggetti è spesso chiesto ci valutare la loro
sicurezza per ogni risposta data. In un test di riconoscimento
a scelta forzata, ai soggetti vengono mostrati due o
più items alternativi, e viene loro chiesto di
indicare quale pensano di aver visto precedentemente.
La sicurezza sulla valutazione può essere chiesta
dopo ogni scelta.
Il riconoscimento risolve entrambi i problemi cercando
di misurare la rievocazione del materiale visivo. Per
prima cosa, i soggetti non devono disegnare niente,
così l'abilità nel disegno è irrilevante.
In secondo luogo codificare le risposte corrette e scorrette
è facile perché c'è una classificazione
non ambigua di ogni item come già presentato
nella fase di apprendimento o no, nella condizione di
test. Questo non vuol dire che i test di riconoscimento
mnemonico non diano problemi; sono solo problemi diversi.
Il più insidioso è dovuto alla natura
dei distrattori (a volte chiamati contrapposizioni):
gli item del test che non venivano precedentemente presentati,
per i quali la risposta corretta è "nuovo.".
Il fatto che un soggetto faccia un errore o no, su una
delle due alternative del test di scelta forzata dipende
molto dalla natura dei distrattori.
Considera un'immagine di una spiaggia mostrata durante
la fase di iniziale di presentazione. Nella fase test,
il distrattore per quest'immagine, può essere
un primo piano di un papavero, l'immagine di persone
vicino allo stagno, un'immagine diversa di una spiaggia,
o la stessa immagine di una spiaggia scattata in un
altro momento in cui alcune persone si sono spostate
o sono comparsi sulla scena nuovi oggetti. Chiaramente,
la probabilità che qualcuno scambi il tulipano
per la scena della spiaggia è più bassa
di quella di confondere la spiaggia un po' di minuti
più tardi con la stessa spiaggia un po' di minuti
prima; e le altre alternative che stanno in mezzo tra
questi estremi. Ma il problema va più in profondità
dalla semplice somiglianza generale. Alcuni aspetti
della scena iniziale della spiaggia venivano presumibilmente
codificati e presentati in memoria al test altri invece
no. Ipotizza che il soggetto ricordi che l'ombrellone
fosse rosso ma che il cane fosse un barboncino. Quindi
non farebbe errori quando il distrattore fosse una spiaggia
identica con un ombrellone verde, ma potrebbe sbagliarsi
con una spiaggia identica con un Cocker Spaniel. Problemi
simili sono insiti nei test sulla memoria di riconoscimento.
Nonostante, i test di riconoscimento siano generalmente
considerati sufficientemente migliori dei tests di rievocazione,
le procedure di riconoscimento sono usate quasi esclusivamente
nei moderni studi di memoria visiva.
Traduzione:da
pag.590 a pag.596
Tradotto
da Silvia Barbano
Quanto
è efficace la MLT visivo- episodica?
Una
delle prime dimostrazioni che la memoria di riconoscimento
visiva è eccellente anche quando la rievocazione
è debole, proviene da un esperimento Rock e Engelstein
(1959) : mostrarono ai soggetti una singola forma senza
senso e misero alla prova la loro memoria per questa
forma un mese dopo.
Durante quel periodo pressoché nessuno poteva
riprodurre quella forma dalla memoria anche se praticamente
tutti riuscivano a riconoscerla tra una serie di distrattori
senza senso.
Studi seguenti si sono spinti molto oltre i limiti sulla
memoria di riconoscimento visivo. Per es. Shepard (1967)
aveva chiesto ai suoi soggetti di dare un'occhiata veloce
a 600 immagini di vacanza seguendo il proprio ritmo.
Usando una procedura impegnativa, in cui ai soggetti
veniva richiesto di decidere quale delle due figure
avevano visto prima, egli scoprì che nel 98%
dei casi le persone rispondevano correttamente immediatamente
dopo aver visto le diapositive originali.
Sotto le stesse condizioni, i soggetti esposti a 600
parole rispondevano correttamente nel 90% dei casi e
quelli esposti a 600 sequenze rispondevano correttamente
nel 80% dei casi .
Risultati ancora più impressionanti vennero ottenuti
in uno studio in cui vennero usati 2560 diapositive
ognuna mostrata per 10 secondi . Dopo alcuni giorni
la memoria di riconoscimento era ancora al di sopra
del 90% (Standing, Conezio, e Haber, 1970).
È difficile sapere esattamente come ottenere
questo tipo di risultati, e non di meno sapere perché
la memoria di riconoscimento dipenda da così
tanti e diversi fattori.
Un fattore è la somiglianza degli items, che
devono essere ricordati, tra di loro; più questi
saranno dissimili, più sarà migliore la
prestazione della memoria.
Un'altra variabile cruciale, già menzionata,
è la somiglianza tra i distrattori nel test di
riconoscimento. Ancora una volta più essi saranno
dissimili più la prestazione della memoria sarà
buona, perché qualche differenza tra essi potrebbe
essere sufficiente per discriminare un item visto prima,
da un altro successivo.
Perciò qualcuno potrebbe aspettarsi che la memoria
per le immagini, negli studi già citati, sia
eccellente dato che le diapositive usate come target
e distrattori erano tanto diverse quanto le immagini
potevano essere.
Non è neanche certo che la memoria di riconoscimento
in questi casi si sia basata necessariamente su informazioni
visive piuttosto che verbali per i soggetti; potevano
aver scelto immagini o oggetti e aver discriminato tra
le due alternative testate in base all'ipotesi.
Una prova più rigorosa della MLT visiva fu portata
da Goldstein e Chance (1971), usando nomi di oggetti
molto simili ma difficili da nominare come: snowflakes,
inkblots, e volti di donne.
Mostrarono
poi ad ognuno dei loro soggetti 14 stimoli per 2 - 3
secondi e poi testavano la memoria di riconoscimento
subito dopo oppure 48 ore dopo.
Quando i vecchi 14 items furono mischiati ad altri 70
items nuovi, i soggetti rispondevano correttamente nel
33% dei casi per la parola "snowflakes", nel
46% dei casi per la parola "inkblots", nel
71% dei casi per i "volti femminili", con
quasi mai nessuna dimenticanza durante i 2 giorni del
periodo di ritenzione o mantenimento delle informazioni.
A primo acchito questi risultati che sembrerebbero contraddire
i risultati degli studi precedenti per quanto riguarda
il livello di accuratezza, non sono per nulla così
impressionanti.
Un più attento sguardo tuttavia suggerisce che
essi non sono così contraddittori perché
l'efficacia della memoria visiva è chiaramente
molto di più di un semplice caso fortuito ed
è sicuramente molto di più di quanto potrebbe
forse essere stato ottenuto puramente dall'uso di codici
verbali di pattern complessi e molto simili, sotto una
stessa presentazione e in condizioni impegnative.
Dato che la memoria visiva per questi oggetti presentati
brevemente è veramente efficace, si potrebbe
pensare che la memoria di riconoscimento visivo, per
oggetti comuni che vengono visti quotidianamente, sia
essenzialmente perfetta.
Questo non è comunque necessariamente il caso,
come dimostrato in uno studio sulla memoria per la breve
visione di un penny americano (Nickerson, e Adams 1979)
:
senza imbrogliare, mentre ne guardi uno, cerca di scegliere
il penny giusto tra una serie di distrattori molto simili
a lui (figura 12.1.15).
Se tu sei come i soggetti di questo esperimento ti sembrerà
un compito molto difficile; solo il 42% sceglie quello
giusto.
Benché questo dato sia per un buon 7% dato dal
caso, è tuttavia ben lontano dal 100%.
Come può questa scoperta accordarsi con il resto
della memoria per informazioni visive?
Forse il fattore più importante è che
il più dei nostri incontri giornalieri con i
penny implica solamente una rapidissima percezione delle
loro caratteristiche.
Con l'eccezione dei collezionisti di monete, la gente
solitamente decide che un penny è solo un penny,
in base alla percezione della sua grandezza o del suo
colore e solo occasionalmente notano anche l'immagine
centrale sui due versi della moneta.
La sistemazione dei piccoli dettagli spaziali, che sono
manipolati tra i distrattori, non sembra essere codificata
in modo adeguato dalla memoria.
Questo è un fatto interessante perché
ci suggerisce che la registrazione di informazioni visive
nella memoria, non è completamente automatica.
Piuttosto sembra dipendere molto da quali caratteristiche
di un oggetto intervengono quando lo percepiamo.
Immagine
visiva come strategia di memoria
Un'altra
indicazione circa il fatto che la memoria visiva è
davvero eccellente, proviene dall'efficacia di "strategie
mnemoniche", basate sull'immagine visiva.
Uno dei migliori modo per migliorare la prestazione
della memoria per le informazioni verbali, è
creare immagini mentali attraenti.
Questa tecnica, che è descritta virtualmente
in ogni libro di memoria "fai da te", è
lontana dall'essere una nuova scoperta. Era già
ben conosciuta dagli oratori greci e romani che facevano
di frequente uso del METODO DEI LOCI, per ricordare
la sequenza dei loro discorsi. Il metodo dei loci è
efficace per qualsiasi lista ordinata di items, come
per es. il programma giornaliero di ciascuno.Supponiamo
per es. che tu decida di andare prima all'ufficio postale
per comprare dei francobolli, poi in libreria e poi
ancora in piscina
Per applicare il metodo dei loci, prima si identifica
un percorso ben conosciuto nel proprio ambiente, per
es. il percorso dall'appartamento all'università.
Poi si immagina un oggetto che sia associato ad ogni
attività nell'ordine in cui tu le richiami alla
memoria nel tuo sistema. Sulla porta del tuo appartamento
puoi immaginare un enorme francobollo incollato sopra.
All'entrata di una lavanderia a gettoni, a metà
strada, potresti immaginare un mucchio di libri da biblioteca.
Al prossimo angolo potresti immaginare un paio di enormi
scarpe da ginnastica appese al semaforo, e così
via.
Poi, durante la giornata, quando vuoi fare un promemoria
sul da farsi in seguito, intraprendi un percorso mentale
in questa direzione, ricordando la sequenza di immagini
costruite poco prima e codificandole per recuperare
l'azione che avevi intenzione di fare.
Un indizio mnemonico connesso, che dipende pesantemente
dall'immagine visiva, è l'uso di parole chiave.
Una di queste fa riferimento ad una semplice rima. Oppure
per ricordare una lista ordinata di items, ogni item
può essere accoppiato con il corrispondente oggetto
denominato dal priming nell'ordine prescritto.
Per capire il metodo appena proposto basti pensare per
es. al francobollo appiccicato ad un hamburger , un
libro messo in una scarpa molto grande, un paio di scarpe
appese al ramo di un albero e così via.
In seguito quando vuoi richiamare alla mente la lista,
la rima è usata per generare le immagini del
priming, prima l'hamburger, poi la scarpa, poi l'albero
con
le rispettive immagini attivate nello stesso momento.
Tutto ciò che resta è ricordare o ricostruire
l'azione che il significato dell'oggetto richiama.
Teoria
della doppia codifica
Studi
psicologici recenti sull'immagine visiva iniziarono
con esperimenti aventi il compito di indagare i loro
effetti sulla memoria. Una tra le più recenti
scoperte riguardava il ricordo di differenti tipi di
parole in compiti di apprendimento verbale.
Si sapeva da tempo che la frequenza con cui una data
parola è utilizzata nel linguaggio è un
fattore importante della qualità del ricordo
. in ogni caso, uno psicologo canadese, Alan Paivio,
scoprì che una variabile persino più potente
era la concretezza vs. astrattezza della parola.
Aveva notato nei soggetti la probabilità che
una data parola avrebbe evocato immagini visive, e in
seguito dimostrato che le parole concrete immaginabili
(libro, martello telefono, elefante) venivano ricordate
molto meglio di parole astratte (verità, libertà,
vita, intelligenza) in larga parte perché l'apparenza
visiva delle parole concrete, può essere immaginata
facilmente durante l'apprendimento (Paivio 1969).
L'interessante questione teoretica era il motivo per
cui si migliorava la memoria tramite l'uso di immagini
visive.
Paivio(1969) propose la teoria della doppia codifica
di memoria per spiegare i suoi risultati.
La sua ipotesi di base era semplicemente che ci sono
due separati sistemi di memorizzazione nella MLT: uno
per l'informazione verbale/linguistica e uno per l'informazione
visiva e immaginabile
Ipotizzava che le parole altamente concrete e immaginabili
venissero codificate in entrambi i magazzini di memoria
(verbale e visiva), mentre le parole astratte, non concretizzabili
in immagini, venissero codificate solamente nel magazzino
di memoria verbale.
Le parole immaginate durante la fase di apprendimento,sono
ricordate meglio nella fase test perché possono
essere recuperate o dal magazzino verbale o da quello
visivo o da entrambi; mentre le parole astratte, alla
codifica, sono disponibili solo nel magazzino verbale.
Questa teoria implica che l'uso di entrambe le strategie
di codifica verbale e visiva, porteranno sempre ad una
prestazione di memoria migliore piuttosto che ciascuna
da sola, anche se recenti ricerche hanno dimostrato
che questa tesi non è del tutto corretta.
Schooler e coll. investigarono gli effetti della descrizione
verbale sulla memoria per i volti, e scoprirono che
questa peggiora invece che migliorare la successiva
prestazione di riconoscimento.
In un tipico esperimento, a tutti i soggetti veniva
mostrato un display visivo contenente dei volti. A metà
dei soggetti veniva richiesto di descrivere verbalmente
il volto nei dettagli, all'altra metà veniva
richiesto di eseguire un compito di controllo, come
scegliere situazioni, per lo stesso periodo di tempo.
Nel successivo compito di memoria di riconoscimento,
i soggetti dovevano selezionare il volto visto precedentemente,
tra tanti volti simili.
Il risultato sorprendente fu che i soggetti che dovevano
descrivere verbalmente il volto, selezionarono il volto
corretto molto meno frequentemente, di quanto fecero
i soggetti di controllo.
Questo effetto, conosciuto come "effetto di mascheramento
verbale", è ottenuto non solo tramite i
volti, ma anche con altri materiali visivi , come i
colori, per i quali le informazioni visive sembrano
essere assimilate meglio delle informazioni verbali.
Queste scoperte suggeriscono che il dual coding, non
è sempre il miglior metodo.
Quando le informazioni che stanno per essere memorizzate
sono visive e richiedono una discriminazione percettiva
migliore, le descrizioni verbali possono realmente essere
nocive per un accurato riconoscimento successivo.
Questo implica per es. che un testimone oculare sarà
probabilmente meno accurato nell'individuare la persona
sospetta, se gli viene richiesto di dare una precisa
descrizione verbale del volto del criminale, anticipatamente.
Il perché esatto per cui questo effetto di mascheramento
verbale avviene, non è ancora chiaro.
Potrebbe essere il risultato di una competizione tra
informazione verbale a più bassa risoluzione,
con informazione percettiva ad alta risoluzione (?),
anche se sono possibili altre interpretazioni (Dodson
e coll., 1997).
In ogni caso questo implica che la memoria di riconoscimento
visivo, per certi tipi di informazioni, è molto
più efficace di una descrizione verbale dello
stesso stimolo, anche se molto più estesa.
Memoria
fotografica
Un'altra
fonte di prove della potenza della memoria visiva è
l'esistenza di persone che hanno ricordi estremamente
vividi e dettagliati; questa viene definita generalmente
memoria fotografica, e più tecnicamente eidetic
imagery.
Uno dei fatti affascinanti riguardo questo tipo di memoria,
è che questo tipo di persone ne fanno esperienza
sia outside the head, e sia quindi in un modo fenomenologico
differente dalle normali immagini della memoria.
Poche persone possiedono questa straordinaria, vivida
e precisa forma di memoria visiva, che è stata
ciononostante oggetto di studio scientifico.
È
un fenomeno molto più frequente nei bambini che
negli adulti anche se per es. su uno studio di 500 bambini
solo il 7% ha questo tipo di memoria fotografica (Leask,
Haber 1969).La più sensazionale dimostrazione
dell'eidetic imagers fu realizzata da Stromeyer e Psotka
(1970). A una giovane donna con delle sorprendenti eidetic
abilities fu mostrata solo ad un occhio l'immagine di
un punto casuale (figura 5.3.8).
Nel giorno successivo le venne mostrata un'altra immagine
(of the stereo pair) e fu in grado di fonderlo con l'eidetic
image del primo pattern di punti fortuiti così
che la figura corretta "stood out" (?) in
profondità così come " it would have
had both images been viewed" simultaneamente sotto
appropriate condizioni.
Questa è veramente una sorprendente impresa semplicemente
di memoria visiva , perché nessuna descrizione
verbale avrebbe potuto mediare la sua capacità
di vedere le figure in profondità.
Sfortunatamente questo soggetto non è stato studiato
successivamente da altri, e non sono stati riportati
più altri fenomeni di eidetic imagery.
Mnemonisti
Altri
individui con abilità notevoli - chiamati "mnemonisti"
- mostrano anche una forte componente visiva. L'esempio
più noto e S., un mnemonista studiato dal grande
neuropsicologo russo A:.R. Luria (1968).
S. era capace di imparare una matrice di 50 cifre perfettamente
in 3 minuti di studio.
Una volta imparate egli le ricordava nell'ordine preciso
come se le stesse leggendo su una pagina.
Inoltre riusciva a mantenere queste informazioni, apparentemente
senza significato, per anni. Il funzionamento mentale
di S. ha molti aspetti insoliti che sembrano essere
correlati esclusivamente alla sua notevole memoria .
Un aspetto è il suo straordinario grado di sinestesia:
la tendenza di evocare delle esperienze sensoriali tipiche
di una modalità, attraverso altre modalità.
Per es. quando S. sentiva un semplice suono di 2000
Hz, egli riferiva la seguente esperienza sinestesica
: "assomiglia a fuochi artificiali sfumati da un
colore rosa - rosso. La striscia di colore sembra appena
abbozzata e sgradevole ed ha un odore altrettanto sgradevole
- quasi come quella di un guaio salato
. Di quelli
che ti fanno venire il mal di testa". (Luria, 1968
p.23)
La sua sinestesia aiutava S. a ricordare cose, in parte
perché erano codificate nella memoria sotto diverse
modalità sensoriali, piuttosto che con una, come
accade di solito.
S. riferiva di solito usando immagini visive nitide
e talvolta bizzarre nel ricordare sensazioni persino
senza senso.
Per
es. per memorizzare una formula matematica come :
(N
x Öd2)
egli
descriveva la seguente immagine:
"Neiman
(N) andò fuori e vibrò colpi al terreno
con il suo bastone (x). Guardò l'alto albero
che assomigliava ad un segno di radice quadrata (Ö),
e pensava tra sé: non c'è da stupirsi
che l'albero si sia inaridito e inizi a mostrare le
sue radici. Dopotutto era già qui quando feci
costruire queste due case (d2)". (Luria 1968)
Questa sequenza insolita di immagini consentì
a S. di ricordare l'equazione non solo subito dopo averla
studiata, ma anche 15 anni dopo.
Ciò che è degno di nota è che i
straordinari poteri di memoria di S. non erano completamente
una fortuna.
Le sue vivide immagini visive, per es. gli causavano
insolite difficoltà nel capire semplici passaggi
di prosa .
Nelle sue stesse parole S. si lamentava : " ogni
parola evoca immagini che si urtano con le altre ed
è un caos" .
(L'esempio seguente è simile a quello poc'anzi
descritto)
Neuropsicologia
della memoria visiva
Dal
lato opposto rispetto a quegli individui che hanno una
memoria perfetta, ci sono coloro che a causa di danni
cerebrali, hanno una pessima memoria.
Ci sono molti es. nella letteratura che documentano
che lesioni, in certe aree della corteccia, causano
tipicamente un'AMNESIA: una profonda riduzione nella
capacità di ricordare, dovuta ad un danno organico
al cervello.
Quando il problema è ricordare vecchie informazioni
apprese prima del danno, si parla di AMNESIA RETROGRADA.
È un tipo di amnesia ampiamente descritta nei
libri e insorge a causa di un colpo alla testa molto
forte, per cui si dimentica la propria identità
e le esperienze fatte in passato.
C'è poi un altro tipo di amnesia detta AMNESIA
ANTEROGRADA, che dal punto di vista teoretico, è
davvero interessante.
Accade quando un paziente non riesce a ricordare nuove
informazioni, acquisite dopo la lesione cerebrale. L'amnesia
anterograda è uno dei fenomeni classici citati
per dar sostegno alla distinzione tra MLT e MBT.
Deriva tipicamente da un danno bilaterale serio ai lobi
temporali.
Un paziente conosciuto come H.M. per es., aveva rimosso
chirurgicamente parti dei lobi temporali per curare
l'epilessia (Milner1966). L'operazione ridusse la sua
epilessia ma lo lasciò completamente incapace
di formare nuovi ricordi a lungo termine.
Poteva ricordare abbastanza normalmente personali esperienze
fino ad un periodo appena vicino all'operazione, ma
dopo questo era incapace di formare nuovi ricordi, sia
verbali che visivi.
Se
tu parlassi con H.M. e fossi obbligato a lasciare la
stanza per poco più di un minuto, al tuo ritorno
egli avrebbe completamente dimenticato sia te che la
vostra conversazione.
Altri studi condotti da Milner (1968) e Ross (1980-82)
mostrarono che il danni ai 2 lobi temporali era asimmetrico
da un punto di vista funzionale.
Lesioni nella corteccia temporale sinistra, deterioravano
selettivamente la memoria verbale, mentre quelli nella
corteccia temporale destra, deterioravano la memoria
visiva.
I deficit di memoria visiva nel lobo temporale destro,
furono studiati accuratamente da Hanley, Pearson e Young
(1990), che confrontarono prestazioni di memoria visiva
e verbale in un paziente di 55 anni, con controlli focalizzati
su sesso ed età.
Il paziente conosciuto come E.L.D., subì un colpo
alla testa nel 1985, quando aveva 49 anni e danneggiò
la sua regione frontotemporale destra.
Dopo questo trauma manifestò problemi di memoria
in modo particolare aveva difficoltà a ricordarsi
volti nuovi e imparare nuovi percorsi.
Aveva difficoltà a seguire programmi televisivi
perché non riusciva a ricordare i volti dei diversi
personaggi e trovava difficile anche ritrovare la strada
di casa.
Test
preliminari sul comportamento mostrarono che non aveva
un'agnosia visiva (= incapacità di categorizzare
oggetti visivamente), né un'eminegligenza spaziale
(= incapacità di vedere in metà campo
visivo) e neppure una perdita delle funzioni visive
di base.
Per valutare la sua memoria visiva prima vs dopo la
lesione, le vennero mostrati 26 volti di persone che
divennero famose prima del 1985 e altri 26 di persone
che divennero famose dopo il 1985.
E.L.D. non era diversa dai soggetti di controllo nel
ricordare i nomi e le professioni associati ai volti
antecedenti il 1985, ma la sua prestazione peggiorava
per i volti appartenenti al periodo successivo al 1985.
Quando le furono mostrati i nomi di questi personaggi
però la sua prestazione era buona sia nell'uno
che nell'altro caso.
Ulteriori test chiarirono che la sua menomazione si
estendeva anche alla memoria per i volti non familiari.
Perciò questa paziente sembra essere un classico
esempio di amnesia visiva anterograda
La spiegazione più probabile di questa condizione
è che le strutture del cervello responsabili
del trasferimento delle informazioni dalla memoria visiva
a breve termine a quella a lungo termine, fossero gravemente
danneggiate a causa di quel trauma.
La memoria spaziale di E.L.D. era anch'essa danneggiata.
Anche se quest'ultima riusciva a ritrovare la strada
di casa e quella per andare a casa di sua sorella e
dei suoi genitori,informazione che aveva immagazzinato
prima del 1985, tuttavia aveva grossi problemi a ritrovare
la sua nuova casa acquistata dopo il 1985.
Il fatto che in E.L.D., la memoria sia spaziale che
visiva, fosse danneggiata, suggerisce che probabilmente
il problema deriva da un danno al sistema visuo - spaziale
della sua memoria di lavoro, come postulato da Baddeley
e Hitch (1974).
Per esaminare questa possibilità Hanley, Young
e Pearson (1991), esaminarono la sua memoria per sequenze
spaziali, usando un tavolo su cui venivano incollati
9 cubi di legno posti casualmente.
Lo sperimentatore toccava per un certo numero di volte
e secondo una certa sequenza, determinati cubi, e la
paziente doveva subito dopo riprodurre la medesima sequenza.
La prestazione era buona quando la serie di cubi da
ricordare, era composta da un massimo di tre cubi, ma
decadeva fino allo 0 se la serie di cubi era maggiore
o uguale a 5.
Di contro soggetti normali di controllo rispondevano
correttamente nell'80% dei casi e oltre per la serie
di 5 cubi, e nel 60% dei casi e oltre per sequenze di
6 cubi.
In un compito in cui si richiedeva di memorizzare una
sequenza di 4 volti non familiari, la prestazione di
E.L.D era ancora sistematicamente peggiore rispetto
a quella dei soggetti di controllo , in modo particolare
per l'ultimo volto che si era impresso più di
tutti recentemente, nella MBT visiva.
Questo risultato è in impressionante contrasto
con la memoria per le lettere, che era sistematicamente
migliore rispetto a quella dei soggetti di controllo.
L'insieme complessivo di scoperte è coerente
con l'ipotesi secondo cui il sistema visivo - spaziale
nella memoria di lavoro è danneggiato, mentre
il suo loop articolatorio è intatto.
Hanley, Young e Pearson (1991), esaminarono anche la
possibilità che immagini visive di E.L.D. potessero
risentire del deficit della memoria visiva.
Essi scoprirono che la sua memoria per una lista di
parole, non migliorava come succedeva nei soggetti normali
di controllo, se venivano date ulteriori istruzioni
circa le immagini (Paivio 1970).
Inoltre scoprirono che era debole nell'esecuzione mentale
di far ruotare le configurazioni in 3D di un cubo.
Questi risultati supportarono la possibilità
menzionata precedentemente,secondo cui il buffer visivo
di Kosslyn (1980), la MBT visiva si Philips e Baddeley
e il sistema visuo - spaziale di Hitch, corrispondono.
Stranamente i problemi di E.L.D. con le immagini, non
sembrano derivare da una difficoltà a recuperare
informazioni dalla memoria a lungo termine visiva.
Altri test mostrarono che E.L.D. era capace di rispondere
normalmente a domande che richiedono di riferire il
colore specifico di oggetti nominati (per es. a golf-
ball), decidere quali dei 2 oggetti nominati fosse il
più grande e quale tra 2 volti fosse il più
simile ad uno target.
Questo risultato è in contrasto con quello ottenuto
con un altro paziente, L.H. che era in grado di eseguire
normalmente compiti di immagini come la rotazione mentale
ma non riusciva a rispondere a domande che richiedessero
il recupero di informazioni dalla MLT visiva (Frah,
Hammond, Levine, & Calvanio, 1988).
Queste scoperte sostengono l'ipotesi per cui il lobo
temporale destro del cervello, contiene il substrato
neurale della MBT per informazioni visive e verbali
ed è responsabile del loro passaggio e consolidamento
nella MLT.
Un danno a questa struttura può nuocere profondamente
alla memoria visuo - spaziale di informazioni non familiari,
così come le abilità con immagini visive
ma non danneggia la MBT verbale, la MLT visiva di immagini
colte precedentemente, o la capacità di recuperare
informazioni impresse in precedenza nella MLT visiva.
Così la MBT visiva sembra distinguersi dalla
MLT e dalla MBT verbale, almeno secondo i criteri usati
dalla neuropsicologia.
Dinamiche
della memoria
La
ricerca ha dimostrato che la memoria visiva è
veramente efficiente e può durare per molto tempo.
Tuttavia, i ricordi si modificano con il passare del
tempo, diventano più deboli ed è innegabile,
sia che si tratti di un deterioramento naturale secondo
il passare del tempo, sia che si tratti di un'interferenza
provocata dal sovrapporsi di altre informazioni.
La visione dominante è sempre stata quella di
concepire questa debolezza come indiretta e neutrale.
Ci sono stati diversi punti di vista dissenzienti nella
letteratura, suggerendo comunque che la memoria visiva
non potrebbe semplicemente diventare più debole
con il passare del tempo, ma subire distorsioni o cambiamenti
sistematici.
L'idea generale che la memoria cambi sistematicamente,
nel corso del tempo, è chiamata dinamica della
memoria.
La nozione di memoria dinamica in questo senso ha sempre
avuto a che fare con un sospetto, voluto proprio dai
più importanti teorici della memoria.
Potrebbe essere per questo motivo che le tesi empiriche
sugli effetti dinamici della memoria sono state spesso
oggetto di esami metodologici severi ed accurati.
In molti casi questo esame has turned out to be justify
concludendosi nel rovesciamento d'opinione sul fatto
che la memoria realmente cambi in modo sistematico con
il passare del tempo. In questa parte esamineremo diversi
punti di vista circa le possibili dinamiche della memoria,
argomento trattato da tempo nella letteratura.
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