Appendice
C
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Le
traduzioni che potrete trovare su questo sito
sono unicamente destinate ad uso interno per il
corso di Psicologia della Percezione dell'Università
degli studi di Trieste. Nascono con l'intento
di fornire un ausilio a quegli studenti che non
hanno molta dimestichezza con la lingua inglese.
Le traduzioni sono opera degli stessi studenti
del corso di Psicologia della Percezione 1999
- 2000. Nell'utilizzo di questo materiale va tenuto
conto che la correttezza dello stesso va verificata
confrontando le traduzioni con il testo originale.
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Appendice C
Traduzione
a cura di:
Isabella Denalazzo
Ester Bradamante
LA TECNOLOGIA DEL COLORE
La natura mostra una gran varietà di colori,
dall'azzurro del cielo pulito al rosso profondo dei
petali di rosa. La tecnologia moderna fornisce una "tavolozza"
quasi altrettanto estesa per i manufatti umani; basta
pensare, infatti, alla vasta serie di colori creati
dall'uomo che vediamo quotidianamente sui nostri vestiti,
giornali, fotografie. Dietro a tutto ciò vi sono
sofisticate tecniche di ingegneria cromatica. Considereremo
alcuni fattori di base delle tecnologie del colore e
cercheremo di scoprire come sono in relazione con la
percezione umana del colore.
Gli albori della tecnologia del colore risalgono alla
preistoria, quando gli uomini primitivi usavano semplici
pigmenti per disegnare gli eventi e gli oggetti più
importanti sulle pareti delle caverne. Solo molto recentemente
sono state usate tecniche radicalmente diverse come
la stampa a colori, la fotografia, la cinematografia.
Queste tecnologie hanno notevolmente incrementato la
nostra abilità di creare e ricreare immagini
e oggetti colorati.
Lo scopo principale della tecnologia del colore è
la riproduzione accurata dei colori di oggetti esistenti,
cioè la creazione di qualcosa che venga percepito
con lo stesso colore dell'oggetto rappresentato (un
metamero del colore naturale) o con una buona approssimazione
dello stesso.
Fortunatamente non è necessario riprodurre l'esatto
spettro della luce riflessa da una data superficie per
creare nell'osservatore la percezione di quel colore.
La ragione di ciò è che le persone hanno
tre tipi di recettori dei colori; ogni luce colorata
può essere ottenuta dalla miscela di tre luci
scelte appropriatamente. Questo è valido in teoria
ma non in pratica, perché i colori molto saturi
possono essere ottenuti solo usando l'artificio dei
"colori negativi" (Sezione 3.2.1). Questo
artificio non può essere usato nella tecnologia
del colore perché il colore dell'oggetto bersaglio
è fisso e immodificabile. Escludendo i colori
saturi, una riproduzione accettabile può essere
ottenuta con la scelta appropriata dei colori primari
(rosso, giallo, blu). Cosa siano questi colori primari
e come possano essere combinati per formare diversi
colori dipende dal fatto che il processo di miscela
sia additivo o sottrattivo.
C.1 Miscele additive vs. miscele sottrattive
Tutte
le tecniche di riproduzione del colore si basano sulla
creazione di un'ampia gamma cromatica dalla combinazione
di un piccolo insieme di colori base. Come si combinino
questi colori dipende dai fenomeni fisici interessati.
Le due forme base di miscela di colore sono chiamate
additiva e sottrattiva perché la principale differenza
è legata al fatto che, combinando due colori,
il secondo aggiunge o sottrae lunghezze d'onda al primo
colore. I risultati, come vedremo, possono essere molto
diversi.
Il modo più facile per mostrare la differenza
fra miscela additiva e sottrattiva è di considerare
le due situazioni illustrate nel Color Plate C.1.
In
C.1.A due proiettori identici sono diretti su uno schermo
in modo che i loro raggi si sovrappongano (assumeremo
per semplicità che entrambe le luci prodotte
contengano lo stesso numero di fotoni a tutte le lunghezze
d'onda visibili). Prima di colpire lo schermo un raggio
(A) attraversa un gel (o filtro) blu, che lascia passare
la luce principalmente in lunghezze d'onda brevi e medie,
assorbendo luce in quelle lunghe dello spettro. L'altro
raggio (B) attraversa un gel giallo che lascia passare
luce nelle lunghezze d'onda medio-lunghe, assorbendo
luce, invece, in quelle corte dello spettro. Se c'è
solo il raggio A, la macchia sullo schermo sarà
blu, se c'è solo il raggio B vedremo il giallo.
Nella zona di sovrapposizione delle luci proiettate,
i fotoni che passano attraverso il filtro blu si sommano
ai fotoni che passano attraverso il gel giallo; così
la loro combinazione contiene quantità di luce
quasi uguale a tutte le lunghezze d'onda. Come risultato
la zona di sovrapposizione sullo schermo sembra bianca
(fig. C.1.A.). "Luce Blu + Luce Gialla= Zona Bianca"
è un esempio di miscela additiva.
Combinando invece i gel in una maniera solo leggermente
differente, la situazione cambia. Invece che sovrapporre
le luci dopo che sono passate attraverso i filtri colorati
(fig. A), si sovrappongano i due gel sulla traiettoria
di raggi di luce (fig. B). Il gel blu lascia passare
la luce soprattutto nelle lunghezze medio-corte; di
questo spettro ridotto il gel giallo assorbe buona parte
delle lunghezze d'onda brevi, lasciando passare la luce
in lunghezze medie. Quindi la luce trasmessa attraverso
i due filtri sta principalmente nella regione delle
lunghezze d'onda medie e, perciò, sembra verde
(l'ordine dei filtri non cambia il risultato).
Si osservi che è stata usata la stessa apparecchiatura
(due luci e due tipi di filtri) per produrre:
· miscela additiva, se ciò che viene miscelato
è la luce (i fotoni a diverse lunghezze d'onda);
· miscela sottrattiva. se ciò che viene
miscelato sono i filtri (ovvero i pigmenti).
Questa
distinzione basilare vale per tutte le forme di tecnologia
del colore, sebbene i dettagli differiscano da caso
a caso e raramente siano semplici come in questo esempio.
SPIEGAZIONE: Dal proiettore C esce luce che viene filtrata
dal gel blu e poi dal giallo, ottenendo un fascio uguale
a quello che si ottiene dal proiettore D, filtrando
prima con il gel giallo e poi con il blu. ATTENZIONE:
la figura B a sinistra illustra la sovrapposizione di
filtri gel e non ciò che si vede sullo schermo
(come invece si faceva in A)
Filtro
Blu + Filtro Giallo=Verde esempio di miscela sottrattiva.
C.1.1 Sommare vs. moltiplicare gli spettri
Per
capire più precisamente i fenomeni della miscela
additiva e sottrattiva si consideri il relativo spettro
fisico. Le linee continue in fig. A indicano lo spettro
per la luce blu (bianca che attraversa solo il filtro
blu) e per quella gialla (bianca che attraversa solo
il filtro giallo). Quando queste luci, composte da fotoni,
sono sovrapposte sullo schermo, la loro combinazione
è letteralmente additiva: è la semplice
somma di fotoni di entrambi i raggi.
Si osservi che la combinazione additiva (curva tratteggiata)
è più luminosa degli altri due componenti
presi singolarmente e la sua forma spettrale è
tale che la somma è quasi uniforme per tutte
le lunghezze d'onda. Nelle lunghezze d'onda medie il
valore più alto differisce di meno del 20% rispetto
al valore più basso. Questo è il motivo
per cui la miscela additiva di quel particolare blu
e giallo appare bianca, ovvero di tinta (hue) neutrale
sulla scala cromatica.
Nella Figura C.1.1.B le linee continue mostrano gli
spettri di trasmissione del gel blu e del giallo presi
singolarmente. Gli spettri di trasmissione sono i diagrammi
della quantità di fotoni che attraversano un
filtro ottico per ciascuna lunghezza d'onda (questi
spettri hanno la stessa forma di quelli in fig.C.1.1.
A perché si assume che la luce proiettata sia
perfettamente uniforme su tutto lo spettro). Quando
i gel sono combinati per sovrapposizione, le luci devono
attraversare entrambi i filtri, così ci sarà
meno luce che passa (rispetto ai filtri presi singolarmente).
La formula matematica per determinare la combinazione
dei due filtri colorati, quando sono espressi come frazioni
o probabilità, è sempre una moltiplicazione.
Per capire perché ciò accade, si può
considerare cosa succede se metà dei fotoni (a
una data lunghezza d'onda) passano attraverso il gel
blu e l'altra metà (a quella lunghezza) passa
attraverso il gel giallo. Quando i due gel vengono sovrapposti,
solo 1/4 del numero iniziale dei fotoni passerà
attraverso entrambi i filtri (0,5x0,5=0,25). Al contrario,
quando il filtro blu e il filtro giallo vengono sovrapposti,
lo spettro di trasmissione dei filtri combinati lascia
passare il doppio di fotoni nelle lunghezze d'onda medie
che in quelle corte e lunghe. La luce bianca che passa
attraverso entrambi i filtri appare perciò verde.
C.1.2
Il triangolo di Maxwell
I
fatti basilari riguardo alla miscela additiva furono
scoperti da Maxwell nella metà dell'800 (1855),
attraverso esperimenti sistematici. Maxwell riuscì
a ottenere un numero elevato di tinte miscelando solo
tre luci "primarie": un rosso aranciato (700
nm, limite superiore dello spettro), un blu violetto
(436 nm, limite inferiore dello spettro) e un verde
intermedio (546 nm). I risultati dei suoi esperimenti
sono riassunti nel "Triangolo di Maxwell"
(fig. C.1.2). I vertici rappresentano i tre colori primari
da lui usati e ciascun punto interno al triangolo rappresenta
un colore che si può creare dalla miscela dei
tre primari. I colori sono indicati con le coordinate
triangolari (del punto che li rappresenta) rispetto
ai vertici: la porzione di luce relativa a ciascun primario
nella miscela, corrisponde alla vicinanza del punto
considerato rispetto a ciascun vertice del triangolo.
Per esempio il bianco è situato al centro perché
contiene uguali quantità di rosso-aranciato,
verde e blu-violetto. I complementari dei primari: ciano
(verde bluastro), rosso magenta (porpora) e giallo sono
opposti fra loro, lungo la linea retta che passa attraverso
il bianco e il corrispondente primario. Come si vedrà
in seguito, sia i primari ai vertici che i loro complementari
sono rilevanti per la tecnologia del colore.
L'aspetto più interessante del triangolo di Maxwell
come rappresentazione del colore è che la miscela
di ogni coppia di colori sul suo perimetro (o dentro
a esso) è sita lungo la linea retta che connette
la corrispondente coppia di punti (come si diceva nella
sezione 3.2.1). Questa proprietà non è
valida negli altri modelli spaziali di colore, a eccezione
dello spazio colore C.I.E., molto simile a quello di
Maxwell.
C.1.3 Lo spazio dei colori C.I.E.
Il
triangolo di Maxwell fornisce una rappresentazione elegante
di come i colori si combinino additivamente ma ha certi
limiti di carattere pratico, specialmente come standard
facilmente utilizzabile nella miscela di colori. In
primo luogo non può rappresentare tutti i colori
conosciuti; infatti i colori altamente saturi sono fuori
dal triangolo (cfr. sezione 3.2.1). La maggior parte
delle luci monocromatiche (come negli arcobaleni) non
può essere formata dalla miscela dei primari
di Maxwell, a meno che non si usi l'artificio dei colori
negativi (cfr. sezione 3.2.1). In secondo luogo, le
coordinate triangolari sono molto più difficili
da usare delle coordinate cartesiane (x, y).
Tentando di risolvere questi e altri problemi la Commission
de l'Eclairage (o C.I.E.) ha definito un sistema standardizzato
per rappresentare il colore e la miscela di luci che
è molto usato nella ricerca e tecnologia del
colore. La fig. C.1.3 mostra il diagramma di cromaticità
C.I.E. Il primo problema del triangolo di Maxwell è
risolto idealizzando dei colori primari al di fuori
della reale esperienza sensoriale. Ciò permette
di rappresentare i colori reali come somma di queste
immaginarie luci primarie, che sono chiamate Rosso ideale
(Ri), Verde ideale (Gi) e Blu ideale (Bi). Il secondo
problema è risolto rappresentando le luci colorate
come parti (di questi primari ideali) relative all'ammontare
totale di luce. Per convenzione l'asse delle x rappresenta
la porzione di Rosso ideale, cioè: r= Ri / (Ri
+ Gi + Bi). L'asse delle y rappresenta la porzione del
Verde ideale, cioè: g = Gi / (Ri + Gi + Bi).
Dato che le coordinate C.I.E. sono parti dei primari
(tutte le luci nel sistema sono composte solo da questi
tre colori), la somma delle tre porzioni deve dare 1.
Ciò significa che conoscendo la parte di Rosso
ideale (r) e quella di Verde ideale (g), la porzione
di Blu ideale è semplicemente (b) = 1-(r+g).
La luce bianca ha, per esempio, coordinate (0.33, 0.33),
visto che è una miscela equa dei tre primari.
Tutti i colori reali sono compresi entro la linea continua
della fig. C.1.3, al di fuori di questa vi sono i colori
"immaginari", compresi i tre primari.
Si osservi che il diagramma C.I.E. è solamente
bidimensionale, il che è conveniente per rappresentazioni
su una pagina piana ma ovviamente non permette di rappresentare
alcuni aspetti dell'esperienza umana del colore. Infatti
il diagramma C.I.E. rappresenta le dimensioni della
tinta (hue) e della saturazione, ma non la chiarezza
(brightness). Questo avviene perché le coordinate
C.I.E. sono definite come proporzioni e non come quantità
assolute. Infatti il bianco e tutte le sfumature del
grigio sono nello stesso punto neutrale sul diagramma
C.I.E.: (0.33, 0.33). Dato che i marroni sono versioni
scure del giallo e dell'arancione, si trovano negli
stessi punti del giallo e dell'arancione. Se al diagramma
C.I.E. venisse aggiunta la chiarezza, questa dimensione
uscirebbe dal piano della pagina. Lo spazio C.I.E. è
quindi simile a una versione appiattita del solido di
colore visto nella Sezione 3.1.2., in cui la dimensione
della chiarezza è schiacciata e tutti i colori
sono proiettati su una superficie.
E' interessante chiedersi perché la curva cromatica
C.I.E. non è circolare, come il cerchio dei colori
(Color Plate 3.3). La sua forma particolare dipende
del vincolo per cui ogni miscela di due luci deve trovarsi
sulla retta che le unisce. Ha un lato piatto perché
i porpora più saturi possono essere creati solo
mischiando le lunghezze d'onda più corte (violetto)
con quelle più lunghe (rosso arancione) visibili
all'occhio e tutte le miscele di due luci stanno sulla
retta congiungente. Questi porpora non-spettrali definiscono,
quindi, il limite della curva C.I.E.
C.1.4 Esiste uno spazio dei colori per le miscele sottrattive?
Sfortunatamente
non esiste un corrispondente del triangolo di Maxwell
o dello spazio C.I.E. per le miscele sottrattive del
colore, per ragioni facilmente spiegabili. Uno dei fattori
chiave per cui è possibile formulare una legge
per le miscele additive in termini di spazio psicologico
del colore è che non dobbiamo occuparci delle
differenze fisiche fra metameri.
Se due luci La e Lb possiedono diversi spettri fisici
ma sembrano identiche (cioè sono dei metameri),
allora aggiungendo una terza luce Lc a entrambe si produrrà
lo stesso colore (cioè due altri metameri). Se
C(La) = C(Lb), allora C(La + Lb) = C(Lb + Lc), dove
C(L) rappresenta il colore della luce L e il simbolo
= rappresenta una percezione equivalente. Questa proprietà
di invarianza metamerica significa che gli effetti di
addizione di due luci possono essere predetti interamente
all'interno dello spazio psicologico del colore, senza
fare riferimento al loro spettro fisico.
Ciò non vale per le miscele sottrattive; si supponga
di prendere tre filtri e di condurre lo stesso esperimento,
sovrapponendoli nello stesso raggio di luce (fig. C.1.4).
I filtri Fa e Fb consentono di produrre un confronto
metamerico nel senso che la luce bianca (pieno spettro)
sembra la stessa dopo che è passata attraverso
ciascuno di essi (da solo), sebbene lo spettro di queste
luci sia differente perché lo spettro di trasmissione
è diverso. Come si vede nella fig. C.1.4., il
filtro Fa lascia passare circa la stessa quantità
di luce nelle regioni spettrali corrispondenti al giallo
e al blu. La luce che passa attraverso questi filtri
apparirà bianca (incolore) perché somma
di uguali quantità di luci di colore complementare
(come blu e giallo). Analogamente avviene per Fb, con
i colori rosso e verde. Quindi, sebbene Fa e Fb abbiano
effetti fisici completamente diversi sulla luce bianca
che passa attraverso ad essi, il risultato visibile
è lo stesso.
Si osservi che l'equivalenza percettiva di questi due
filtri non vale per tutte le luci illuminanti, perché
la luce che passa attraverso il filtro dipende dall'interazione
tra le lunghezze d'onda presenti nelle luci illuminanti
e quelle che passano attraverso il filtro. Per esempio
una luce il cui spettro abbia un marcato picco nelle
lunghezze medie (verde) o lunghe (rosso) non passerà
attraverso Fa (che filtra l'energia in quelle regioni
dello spettro) ma passerà attraverso Fb (che
le trasmette). Ecco perché i due filtri non possono
essere considerati metamerici, ad eccezione di specifiche
condizioni di illuminazione.
Facciamo ora un esperimento per determinare se la sovrapposizione
dei filtri dipende dal loro spettro fisico o solo dai
risultati percettivi legati a una certa illuminazione.
Si sovrapponga a ciascun filtro un terzo (Fc) che lascia
passare solo la luce nella regione del verde (spettro
in fig. C.1.4.) Quando Fa e Fc sono sovrapposti, virtualmente
non viene trasmessa nessuna luce attraverso la coppia
(Fa impedisce la trasmissione di tutta la regione del
verde, che Fc trasmetterebbe). Si ricordi che sovrapponendo
i filtri, lo spettro risultante è il prodotto
dei valori dei loro spettri di trasmissione. Sovrapponendo
Fb e Fc, la luce verde passa attraverso entrambi quasi
intatta, così la loro miscela appare come un
verde moderatamente chiaro. Quindi, aggiungendo un terzo
filtro a due filtri "metamerici", si ottengono
risultati molto diversi. La combinazione non può
essere predetta solo a partire dallo spazio psicologico
del colore; si devono conoscere con precisione le caratteristiche
spettrale.
Conoscendo alcune delle differenze fra le miscele additive
e sottrattive possiamo considerare diverse forme di
tecnologia del colore. Alcune, come il colore in TV
sono fondamentalmente additive, altre, come la fotografia,
sono sottrattive e altre ancora (stampa e pittura) possono
sfruttare entrambe le miscele.
C.2 Televisione a colori
La
TV produce le immagini tramite scansione del raggio
elettronico attraverso la superficie dello schermo.
La posizione del raggio è controllata da un campo
magnetico che dirige le traiettorie delle particelle
cariche negativamente quando queste passano attraverso
il campo. Cambiando rapidamente la forza del campo in
modo opportuno, il raggio scorre sull'intero schermo
30 volte al secondo. Parte in alto a sinistra, scorre
verso destra lungo la riga e quindi (mentre il raggio
è annullato) si sposta in basso a sinistra alla
riga successiva (fig. C.2.1.). Dopo aver raggiunto l'angolo
in basso a destra, ritorna in alto a sinistra e continua
ancora. Le onde si muovono a zigzag così rapidamente
che vengono percepite come un'immagine continua e istantanea
(Sezione 10.1.3).
Il raggio produce l'immagine sullo schermo perché
collide con particelle di fosforo, che emettono, una
volta eccitate, energia elettromagnetica nello spettro
visibile, attraverso l'assorbimento di un elettrone
dal raggio. L'ammontare di luce che il fosforo emette
dipende dall'intensità dell'onda; maggiore è
il numero di elettroni per secondo, più brillante
sarà la luce emessa dal fosforo. Il colore della
luce che il fosforo emette dipende dalla sua natura
fisica. Per produrre un'immagine in bianco e nero, usando
questa tecnica, l'intensità di una singola onda
è modulata molto rapidamente per creare differenti
livelli di grigio in ciascun punto; allo stesso tempo
la forza del campo magnetico è modulata per cambiare
la posizione del raggio sullo schermo da un punto a
quello successivo. Se queste due fasi sono ben coordinate,
il risultato è un'immagine composta da circa
480 linee orizzontali la cui luminosità varia
sullo schermo grossolanamente come la scena rappresentata.
In uno schermo in bianco e nero i fotoni vengono emessi
da una miscela di due tipi diversi di fosforo: blu e
giallo. Comunque c'è un solo cannone elettronico
il cui raggio colpisce entrambi i tipi di fosforo. Il
risultato è un'addizione delle due luci, un bianco
leggermente azzurrato (Color Plate C.2). Le sfumature
più scure del grigio e del nero sono prodotte
da un decremento dell'intensità del raggio e
viceversa per le tonalità più chiare.
La TV a colori produce luce cromatica usando tre cannoni,
ciascuno dei quali controlla un fascio di elettroni
che colpisce un diverso tipo di fosforo con diversa
intensità. Le particelle di fosforo emettono
luce che noi vediamo come gradazioni di rosso-arancio,
verde e blu-violetto. Le varie combinazioni additive
comprendono l'interno del triangolo definito dai colori
primari nel diagramma C.I.E. (fig. C.2.2). Questi colori
primari sono in realtà abbastanza simili a quelli
del triangolo di Maxwell (basta fare il paragone tra
la fig. C.2.2 e la fig. C.1.3). I tre cannoni sono spesso
chiamati Rosso, Verde, Blu (o semplicemente RGB), ma
le onde che emettono non sono in realtà per niente
colorate. Producono un diverso colore solo in virtù
del tipo di fosforo che colpiscono sullo schermo. Questo
significa che per ottenere l'effetto desiderato, il
cannone rosso deve colpire solo il fosforo rosso, e
così anche il verde e il blu. Questo si ottiene
con una griglia che allinea in modo preciso i raggi
con le regioni dello schermo che contengono il fosforo
appropriato (fig. C.2.3.A). Molte delle TV più
nuove usano righe sottili verticali di fosforo (fig.
C.2.3.B). Per fare in modo che ciascuna proiezione colpisca
solo la giusta regione dello schermo, si deve mantenere
un giusto allineamento fra i tre cannoni, i buchi sulla
griglia e il mosaico di particelle di fosforo sullo
schermo.
Questa descrizione della situazione fisica non corrisponde
molto bene alla nostra percezione delle immagini televisive,
perché in condizioni normali noi non percepiamo
piccoli frammenti di rosso, verde e blu. La ragione
(Sezione. 3.2.1) è che i puntini sono troppo
piccoli e troppo vicini per essere visti dall'occhio
umano. Andando molto vicino a un'immagine televisiva
stabile o usando una lente d'ingrandimento, è
possibile vedere piccoli puntini o strisce. Quando il
sistema visivo non può analizzare i puntini di
luce, avviene lo stesso effetto di una miscela additiva
delle tre luci corrispondenti. L'apparente varietà
infinita di colori che si percepisce nelle immagini
televisive è, perciò, il risultato della
miscela additiva del colore discussa nel capitolo 3.2.1.
FIGURA
C.2.3. Allineamento dei fosfori nella TV a colori e
nel videoregistratore. I tre elettroni che sprano (R,
G, e B) producono fasci di elettroni che eccitano i
corrispettivi fosfori rosso, verde, blu sullo schermo.
La maschera d'ombra è usata per assicurare che
ciascun fascio colpisca solo il fosforo corrispondente.
Le parti A e B mostrano differenti sistemazioni spaziali
del fosforo e dei fasci.
C.3
COLORI E SOSTANZE COLORANTI
Le
vernici riflettono e assorbono differenti quantità
di luce a differenti lunghezza d'onda grazie alla presenza
di milioni di piccolissime particelle colorate chiamate
pigmenti, che sono sospese nel loro liquido. Può
essere usata una varietà di differenti liquidi
(acqua, olio, lattice etc...) e i pigmenti vengono da
una larga varietà di sorgenti. I primi pigmenti
venivano preparati macinando minerali colorati e altre
sostanze naturali, fino a ottenere polveri fini, e mescolandoli
in un liquido, per esempio gesso per il bianco, carbone
per il nero, ferro ossidato per il rosso, rame carbonato
per il verde. I pigmenti moderni sono largamente sintetici
e producono una larga gamma di colori.
Indipendentemente dalla natura specifica dell'uno o
dell'altro pigmento o mezzo, il processo del colorare
fondamentalmente è lo stesso. Una superficie
è coperta con un sottile strato di liquido pigmentato,
che poi provoca, imbevendosi, una buccia/pelle opaca.
I pigmenti in questa buccia inoltre determinano quale
lunghezza d'onda della luce è riflessa e assorbita,
poiché la superficie sottostante è coperta.
Le tinture coloranti lavorano più o meno nello
stesso modo, eccetto che i pigmenti in esse contenuti
sono molto piccoli (di solito sono molecole pienamente
disciolte nel liquido). Le tinture funzionano "macchiando",
proprio come il succo di mirtilli o il vino rosso macchia
il tessuto al contatto. Poiché le tinture coloranti
sono assorbite dal materiale stesso e sono solo in parte
opache, il colore naturale e la tessitura superficiale
dell'oggetto rimangno più visibili di quanto
non accade nel caso di oggetti verniciati.
C.3.1 COMBINAZIONE SOTTRATTIVA DELLE VERNICI
Il
metodo abituale per combinare delle vernici consiste
nel mescolarli fisicamente producendo un liquido uniforme.
Questo produce fondamentalmente una miscela sottrattiva
perché è una combinazione di pigmenti
piuttosto che di luci. Quando due colori sono mescolati
insieme, entrambi i pigmenti assorbono luce, come quando
i gel colorati sono sovrapposti (Color Plate C.1.B).
Ci sono due importanti differenze, comunque. Una è
che i colori opachi riflettono i fotoni non assorbiti,
invece di trasmetterli come fa un gel traslucido. L'altra
è che quando i gel sono sovrapposti, la quantità
totale di luce che viene attraverso due filtri è
sempre minore di quando ce n'è uno solo, poiché
quando i colori sono mescolati, la quantità di
luce riflessa dalla combinazione è intermedia
tra le componenti. Una miscela bianca e nera, per esempio,
risulta in un grigio, piuttosto che in un nero più
scuro.
Questo processo può essere capito in termini
di miscela fisica di particelle di pigmenti sospesi
in liquidi, come illustrato nella figura C.3.1. Quello
che determina la riflessione del colore è principalmente
la densità delle particelle dei pigmenti in un
dato volume. Immaginiamo di miscelare un bianco e un
nero ideali, ciascuno dei quali contiene un tipo di
pigmento. Supponiamo che il colore bianco contenga 100
particelle di pigmenti bianchi per unita' di volume
(chiamata "microgoccia") e che rifletta completamente
luce di tutte le lunghezza d'onda, e che il colore nero
contenga 100 particelle di pigmenti neri per microgoccia,
che non riflettono affatto la luce (tali pigmenti "perfetti"
certamente non esistono; ma questi sono colori ipotetici).
Se noi mischiamo questi due colori equamente, due microgocce
conterranno 100 particelle bianche e 100 particelle
nere, o 50 particelle di ciascuno per microgoccia. Ne
risulta che le densità dei pigmenti sono perciò
la media aritmetica delle densità delle componenti
- cioè, (100+0)/2=50 - e rifletteranno una quantità
intermedia di luce.
Colori, sostanze coloranti e inchiostri fungono da filtri
nel senso che riflettono o trasmettono selettivamente
la luce di differente lunghezza d'onda, togliendo le
lunghezza d'onda che sono assorbite. Come menzionato
sopra, i filtri fisicamente differenti - e perciò
i colori, le sostanze coloranti e gli inchiostri fisicamente
differenti - possono essere considerati "metamerici"
sempre rispettando certe specifiche condizioni della
luce. Pragmaticamente, ciò significa che due
colori, sostanze coloranti o inchiostri che appaiono
uguali in una stessa luce possono apparire diversi sotto
un'altra luce. Per esempio, due articoli di abbigliamento
che appaiono perfettamente abbinati sotto la luce fluorescente
di un negozio, possono sembrare differenti alla luce
del giorno o a quella incandescente. Quindi: "Attenti
a quello che comperate!".
Un'altra conseguenza del fatto che i colori agiscono
come filtri nella luce è che i colori che guardiamo
sotto alcune condizioni di luce identiche, ma che hanno
differenti spettri riflessi, possono di fatto combinarsi
differentemente con un terzo colore. La situazione è
analoga a quella dei gel traslucidi, come illustrato
nella figura C.1.4. Se i due colori di fatto contengono
lo stesso pigmento, necessariamente avranno lo stesso
spettro fisico e perciò si mescoleranno nello
stesso modo con un altro colore. Ma se avranno pigmenti
differenti, potranno combinarsi differentemente con
altri colori, anche se in specifiche condizioni di luce
potranno sembrare identici.
Figura
C.3.1 Miscelare colore significa mediare. Se un nero
ideale è mischiato con un bianco ideale, la loro
miscela è la media delle densità delle
particelle dei componenti.
C.3.2 COMBINAZIONE ADDITIVA DI COLORI
Piuttosto
sorprendentemente, ci sono modi di usare due colori
insieme che producono miscele di colori additive piuttosto
che sottrattive. Invece di essere mischiati come liquidi,
prima sono applicati alla superficie: i colori possono
essere applicati separatamente in piccole regioni adiacenti,
ma non in posizioni sovrapposte. Un esempio di questo
è mostrato nel Color Plate C.2, dove sono mostrate
una accanto all'altra parecchie aree riempite con quadrati
blu e gialli. Quando guardiamo da lontano, e il sistema
visivo non riesce a distinguere le regioni blu e gialla,
i quadrati si fondono percettivamente, più o
meno come accade ai singoli punti blu e gialli in una
televisione in bianco e nero. Il colore percepito dalla
fusione è quello predetto dalla miscela additiva
(grigio), e non dalla miscela sottrattiva (verde). Quando
uno si allontana le regioni con i quadrati più
grandi iniziano a perdere i loro aspetto a scacchiera
e si fondono in un grigio neutrale. In ambito artistico
questa tecnica di produzione di miscele di colore additive
mediante l'applicazione distinta di punti di colore
è conosciuta come "pointillism". E'
stato reso famoso in larga parte dagli impressionisti
francesi come Paul Signac, il cui dipinto La Sala da
Pranzo è mostrato nel Color Plate C.3.
C.4
FOTOGRAFIA A COLORI
La
fotografia a colori è in genere una tecnologia
sottrattiva. Nelle diapositive, nei film e nelle stampe
a colori, il colore è prodotto passando luce
bianca attraverso una serie di strati parzialmente trasparenti
di gelatina, ognuno delle quali contiene pigmenti di
un particolare colore. Poi la luce risultante colpisce
una superficie bianca. Gli strati di gelatina agiscono
da filtri, rimuovendo la luce selettivamente a differenti
lunghezze d'onda; così la luce da bianca diventa
colorata.
Figura
C.4.1 Diapositive colorate verso stampe colorate. Nelle
diapositive colorate (A) i tre strati di gel colorato
sono vicini alla sorgente di luce e lontani dallo schermo
bianco. Nelle stampe colorate (B), i tre strati di gel
colorato sono attaccati al foglio di supporto bianco
e sono lontani dalla sorgente di luce.
Nei
film a colori o nelle diapositive, il filtro colorato
è vicino alla sorgente di luce bianca (la lampada
del proiettore) e lontano dalla superficie bianca (lo
schermo), come illustrato dalla figura C.4.1A. Questo
è esattamente analogo alla sovrapposizione dei
gel colorati davanti a un faretto (come descritto nel
Color Plate C.1). Nelle stampe colorate, invece, i filtri
di gelatina colorata sono lontani dalla sorgente di
luce (sole o luce artificiale) e adiacenti alla superficie
bianca (la carta sul quale è stampata l'immagine),
come illustrato dalla figura C.4.1B. Questa situazione
è simile, eccetto che la luce ora passa attraverso
ciascuno degli strati traslucidi due volte invece di
una.
Figura C.4.2 Il processo in due stadi del fare una stampa
fotografica in bianco e nero. Quando le scene sono fotografate,
il film esposto è sviluppato per creare un'immagine
negativa della scena. Questo negativo è poi girato
in immagine positiva producendo il negativo del negativo.
(vedere testo per i dettagli)
Le
stampe a colori sono prodotte in un complesso processo
a due stadi, più facile da comprendere se prima
descriviamo il corrispondente processo nella fotografia
in bianco e nero. Il primo passo nel processo di stampa
in bianco e nero consiste nel produrre un negativo fotografico.
La luce dalla scena entra nella camera e cade sulla
superficie piatta della pellicola. La gelatina contiene
sali d'argento che sono sensibili alla luce. Ogni volta
che questi sali sono esposti alla luce nella camera
e dopo essere stati trattati con uno sviluppatore chimico,
essi tornano neri. I sali d'argento non esposti alla
luce sono lavati via da un fissatore chimico. Il risultato
netto dall'esposizione, sviluppo e fissazione della
pellicola è il seguente: le aree esposte sono
scure in vario grado e le aree non esposte sono chiare
in vario grado, come illustrato in figura C.4.2A. La
pellicola che in questo modo è stata creata è
chiamata negativo, poiché il grado di trasparenza
delle regioni di sviluppo della pellicola è il
"negativo" della luminanza delle corrispondenti
regioni della scena: sul negativo le regioni bianche
sono nere (pienamente opache), le regioni nere sono
chiare e le regioni grigie sono il grado intermedio
di traslucido.
Nel secondo stadio per la produzione di una stampa in
bianco e nero, viene usato un ingranditore per creare
una stampa positiva dal film negativo (figura C.4.2B).
La luce attraversa il negativo e cade su un foglio bianco
che è coperto da un altro strato di gelatina
contenente sali d'argento sensibili alla luce. L'esposizione
alla luce, seguita da un processo chimico simile a quello
per i negativi, produce granelli d'argento scuro nello
strato di gelatina sulla carta stampata. Poiché
la luce è passata attraverso l'immagine negativa
della scena, comunque, questo processo ora produce il
negativo del negativo dell'immagine, cioè il
positivo dell'immagine iniziale della scena. Le regioni
nere nel negativo (corrispondenti alle regioni bianche
della scena) producono regioni chiare nella gelatina,
che quindi permettono alla luce bianca di essere riflessa
dalla carta dentro l'occhio dell'osservatore. Le regioni
chiare nel negativo (corrispondenti alle zone scure
nella scena), producono regioni nere nello strato gelatinoso,
che quindi non permette alla luce bianca di essere riflessa
dentro l'occhio dell'osservatore.
Le stampe a colori sono prodotte da un processo simile,
a due stadi, eccetto che ora ci sono tre strati di gelatina,
ciascuno dei quali è sensibile a differenti lunghezza
d'onda di luce. Nei primi periodi delle fotografie a
colori e in alcune applicazioni professionali correnti,
i tre strati sono attualmente tre pezzi di pellicola
separati. L'avanzamento della tecnologia della fotografia
a colori permette a tutti e tre gli strati di essere
presenti in un singolo pezzo di pellicola, chiamato
"triplo pacchetto integrale". Il Color Plate
C.4 mostra come tale film produca una stampa colorata
di un insieme di strisce di nero, bianco, rosso, verde,
blu e giallo. Ognuno dei tre strati di gelatina sensibile
alla luce nel "triplo pacchetto" lavora come
il suo "contatore dei pacchetti" in bianco
e nero, eccetto che invece di essere sensibile a tutte
le lunghezza d'onda di luce, uno strato è selettivamente
sensibile alle corte lunghezza d'onda (blu), un altro
alle medie (verde) e il terzo alle lunghe (rosso). Producendo
la stampa positiva si richiede ancora lo stadio intermedio
di produzione della pellicola negativa, ma in questo
caso il colore del negativo è il complemento
del positivo: il cielo blu è giallo nel negativo,
l'erba verde è magenta (rosso porpora) e una
mela rossa è ciano (turchese) (bluastro verde).
I colori "primitivi" della tecnologia sottrattiva
sono ciano, magenta e giallo, perché questi sono
il risultato della rimozione degli additivi primitivi
di rosso, verde e blu dalla luce bianca, che è,
bianco-rosso= ciano, bianco-verde=magenta e bianco-blu=giallo
(Color Plate C.4A).
La stampa positiva è poi fatta tramite passaggio
completo dello spettro di luce bianca attraverso questa
pellicola negativa sopra la carta stampata, che è
anche coperta con tre strati di gelatina contenenti
sostanze che sono sensibili alle stesse tre bande di
lunghezza d'onda: corte (blu), medie (verde) e lunghe
(rosso), come è illustrato nel Color Plate C.4B.
Dopo l'esposizione e il processo chimico, particelle
di giallo, magenta, ciano appaiono nei corrispondenti
strati di gelatina. Così, ogni strato sulla carta
bianca crea la versione negativa del suo corrispondente
strato nel negativo del colore. Poi, quando la luce
bianca dalla carta stampata è trasmessa attraverso
questo secondo insieme di strati di pigmento, si crea
il negativo del negativo dell'immagine - che è
il positivo dell'immagine - convertendo a ritroso il
cielo nel blu, l'erba nel verde e la mela nel rosso.
I dettagli della conversione non sono ovvi, ma la cosa
importante è che tutto ciò funziona.
Benché la stampa dei colori standard richieda
in uno stadio iniziale la produzione di un'immagine
negativa, lo stesso non è vero per le diapositive
a colori, i film a colori e le stampe istantanee. Questi
sono sempre basati su miscele di colore sottrattive
che richiedono tre strati di gel sensibile alle differenti
lunghezza d'onda, ma i pigmenti negli strati sono differenti
e consentono di ottenere un'immagine positiva dopo un
singolo stadio del processo fotografico. Ci sono vari
metodi per far ciò, che differiscono per differenti
forme della fotografia a colori basata su un solo stadio.
C.5 STAMPA A COLORI
La
stampa di riproduzioni basata sull'uso di vari inchiostri
colorati su carta è un processo complesso, che
può includere miscele sia additive sia sottrattive.
La stampa consiste nell'applicazione di sottili strati
di inchiostro trasparente, usualmente su carta bianca.
Poiché l'inchiostro è trasparente, la
luce che entra nell'occhio è passata attraverso
lo strato di inchiostro una volta ed è stata
riflessa dalla carta attraverso l'inchiostro in direzione
dell'occhio, esattamente come accade nella stampa colorata
(figura C.4.1B e Color Plate C.4B). Quindi gli inchiostri
filtrano la luce, assorbendo differenti lunghezze d'onda
della luce che li attraversa. Questo significa che quando
due inchiostri sono stampati uno sopra l'altro, questi
si combinano in modo sottrattivo, dal momento che entrambi
gli inchiostri rimuovono parte della luce. Di solito
i colori primari per la stampa sono ciano, magenta e
giallo, anche se possono essere usati altri inchiostri
quando si deve ottenere una gamma ristretta di colori.
Comunque, quando due inchiostri sono stampati a piccoli
punti non sovrapposti, essi si combinano in modo additivo.
Poiché negli strati di inchiostro i pigmenti
hanno densità uniforme, ciascuna tinta è
ottenuta applicando gli inchiostri a punti piccolissimi.
L'intensità del colore è poi determinata
dalla densità di questi punti. Nelle riproduzioni
a colori di alta qualità, i punti sono troppo
piccoli per essere visti a occhio nudo, ma sono chiaramente
visibili con una buona lente d'ingrandimento. In una
stampa a colori di bassa qualità, come i fumetti
del Sunday (il discorso vale anche per tutta la stampa
a colori sui quotidiani italiani), basta guardare da
vicino per vedere i punti a occhio nudo.
Talvolta la stampa a colori utilizza anche l'inchiostro
nero, in aggiunta ai tre inchiostri colorati. Il nero
si può ottenere sovrapponendo ciano, magenta
e giallo. Ma questo metodo è costoso e raramente
produce un nero così scuro da poter uguagliare
un inchiostro nero. Stampando il nero separatamente,
con un singolo inchiostro nero, si produce un nero migliore
e ombre più dettagliate (oltre a risparmiare
sull'inchiostro colorato, che è più costoso).
Riproduzioni di alta qualità, come quelle dei
libri di arte e fotografia più costosi, spesso
usano addirittura più di quattro inchiostri per
accrescere la gamma dei colori molto saturi.
Dovrebbe ora essere chiaro come tutte le forme di tecnologia
del colore si fondino sui meccanismi psicologici e fisiologici
della visione cromatica. L'uso ubiquitario delle tinte
sature rosso, verde e blu come primari in tutte le tecnologie
basate sulle miscele additive dipende dall'assorbimento
spettrale dei recettori per le lunghezze d'onda lunghe,
medie e corte presenti nell'occhio umano. L'uso di ciano,
magenta e giallo per tecnologie sottrattive dipende
dalla complementarietà con il rosso, verde e
blu. Il modo in cui vengono combinati il rosso, verde
e blu per creare un'ampia gamma di colori appartenente
al solido dei colori dipende dalle leggi sulle miscele
additive, che sono basate sull'esistenza dei metameri.
La tecnologia del colore rappresenta un sofisticato
adattamento ai meccanismi fisiologici della visione
cromatica umana.
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