Appendice
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traduzioni che potrete trovare su questo sito
sono unicamente destinate ad uso interno per il
corso di Psicologia della Percezione dell'Università
degli studi di Trieste. Nascono con l'intento
di fornire un ausilio a quegli studenti che non
hanno molta dimestichezza con la lingua inglese.
Le traduzioni sono opera degli stessi studenti
del corso di Psicologia della Percezione 1999
- 2000. Nell'utilizzo di questo materiale va tenuto
conto che la correttezza dello stesso va verificata
confrontando le traduzioni con il testo originale.
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APPENDICE A
METODI PSICOFISICI
Nel Cap. 4 abbiamo nominato la psicofisica: lo studio
comportamentale delle relazioni quantitative tra le
esperienze percettive delle persone e le corrispondenti
proprietà fisiche.
In questa appendice descriveremo alcuni dei metodi sperimentali
su cui la psicofisica è basata. Descriveremo
inoltre un'importante teoria, chiamata teoria della
detezione del segnale (SDT), che è strettamente
correlata a questi metodi.
A.1 - La misurazione delle soglie
I
metodi psicofisici furono sviluppati per trovare la
soglia di percezione di uno stimolo: lo stimolo più
debole che potesse essere percepito.
G. Fechner, il padre di questo campo, descrisse 3 di
questi metodi, nel 1860: il metodo dell'aggiustamento,
il metodo dei limiti ed il metodo degli stimoli costanti.
A.1.1 - Il metodo dell'aggiustamento
E'
il modo più facile e veloce per trovare una soglia.
Al soggetto è presentato un quadrante che controlla
la grandezza o l'intensità degli stimoli lungo
alcune dimensioni d'interesse.
Nelle prove ascendenti, lo stimolo è inizialmente
posto notevolmente sotto la soglia, ed il soggetto lentamente
aumenta l'intensità della luce finchè
è appena visibile.
Nelle prove discendenti, lo stimolo è inizialmente
posto notevolmente sopra la soglia, ed il soggetto lentamente
diminuisce l'intensità della luce finchè
non è più visibile.
I valori delle soglie per gli aggiustamenti ascendenti
tendono ad essere sistematicamente più alte di
quelle degli aggiustamenti discendenti. In generale,
sembra esserci una tendenza per qualcosa di già
percepito per continuare ad essere percepito e per qualcosa
di non ancora percepito per rimanere impercepito.
Questa tendenza all'inerzia percettiva è chiamata
isteresi. Se una singola stima necessita del metodo
dell'aggiustamento, è solitamente presa come
la media delle soglie ascendenti e discendenti.
Il metodo dell'aggiustamento è preferibile specialmente
nello studio di fenomeni a tempo variabile come l'adattamento.
Per esempio, nel tracciare il corso dell'adattamento
al buio (vedi Figura 1.3.12), la soglia assoluta dev'essere
trovata per vedere una luce pallida in molti punti diversi
nel tempo.
A.1.2
- Metodo dei limiti
E'
essenzialmente una versione a prove discrete del metodo
dell'aggiustamento. In ogni prova, lo sperimentatore
presenta uno stimolo ad un livello particolare, ed il
soggetto indica se lo percepisce o meno. Le prove sono
presentate in sequenze in cui l'intensità dello
stimolo è ascendente o discendente.
Gli effetti dell'isteresi sono presenti anche nel metodo
dei limiti: la soglia per la sequenza ascendente tende
ad essere sistematicamente più alta di quella
per la sequenza discendente. Come nel metodo dell'aggiustamento,
il valore della soglia è dato dal valore medio
delle soglie di tutte le sequenze ascendenti e discendenti.
A.1.3 - Metodo degli stimoli costanti
E'
una modificazione del metodo dei limiti in cui l'ordine
delle prove è randomizzato anziché fissato
nelle sequenze ascendenti i discendenti. Usa una serie
di prove discrete nelle quali il compito del soggetto
in ogni prova è di indicare se percepisce o meno
la presenza dello stimolo.
Poiché questo metodo è il punto di partenza
per i successivi metodi psicofisici, lo descriveremo
più dettagliatamente.
Un esperimento classico per trovare la soglia assoluta
nel percepire un dato punto luminoso usando il metodo
degli stimoli costanti è: lo stimolo è
un punto molto debole di luce che è presentato
per poco tempo in condizioni di massimo buio così
che il soggetto è estremamente sensibile alla
luce. Un punto è presentato al soggetto in ogni
prova, scelto a caso tra una gamma di valori di stimolo
che ci si aspetta "mettano tra parentesi"
la soglia (ad es. da chiaramente sotto la soglia a chiaramente
sopra la soglia). Alla fine dell'esperimento, la percentuale
di risposte è calcolata per ogni valore d'intensità
dello stimolo.
Il risultato può essere riassunto in una funzione
psicometrica: un grafico che traccia la percentuale
di risposte sull'asse delle Y e la funzione dell'intesità
dello stimolo sull'asse delle X.
Figura
A.1.1 - Una funzione psicometrica e la soglia di detezione.
La funzione psicometrica traccia la percentuale di detezione
come una funzione dell'intensità dello stimolo
e produce sempre una curva a forma di S. La soglia per
la dimensione studiata è il valore dell'intensità
(T) al quale l'osservatore scopre lo stimolo il 50%
delle volte (linea spezzata e freccia).
Si
noti che per luci molto deboli (chiaramente sotto la
soglia), la detezione è di 0%. Per luci molto
forti (chiaramente sopra la soglia), la detezione è
di 100%. Se c'è un'unica, invariante soglia assoluta,
la transizione dal 0% a 100% potrebbe essere molto netta,
cadendo giusto sul punto dell'intensità della
soglia. Le funzioni psicometriche sono curve invarianti
omogenee a forma di S, comunque, in cui non c'è
un singolo valore di soglia, ma solo una regione di
transizione graduale tra assenza e presenza dell'esperienza
visiva. La pratica standard è definire la soglia
assoluta come un valore di intensità nel quale
la funzione psicometrica attraversa il 50% del livello
di detezione (Fig. A.1.1).
A.1.4
- Lo stato teorico delle soglie
Nell'esperimento
della soglia assoluta sopra descritto, il termine "soglia"
è definito metodologicamente in termini di misurazione
dell'intensità minima dello stimolo che può
essere vista secondo una certa procedura. Ma soglia
è anche un costrutto teorico, che indica il particolare
valore dello stimolo nel quale la risposta interna va
dall'assenza alla presenza dell'esperienza visiva.
Figura
A.1.2 - Una funzione della soglia ideale. Se ci fosse
una discreta e perfetta soglia sensoriale, ci sarebbe
un cambiamento per l'esperienza non sensoriale per superare
l'esperienza sensoriale ad un valore particolare, al
punto del quale la funzione della soglia balzerebbe
discretamente dallo 0 al 100%. Entrambe le funzioni
non sono comunque attualmente fondate.
Lo
stato teorico di una soglia visiva è comunque
controverso. Tecnicamente, implica che una specifica
quantità di energia dello stimolo è richiesta
per produrre un'esperienza visiva, sotto detta quantità
l'esperienza è assente e sopra essa l'esperienza
è presente. Molte visioni scientifiche dubitano
la realtà di detta soglia per uno o più
dei seguenti potenziali problemi.
1. Transizione graduale. Come accennato, le funzioni
psicometriche non mostrano cambiamenti netti dall'assenza
alla presenza dell'esperienza; mostrano lievi transizioni.
Superficialmente, ciò sembra essere incompatibile
con l'assunzione di un valore di soglia discreto.
2. Percezione subliminale. Le persone a volte si comportano
come se avesse visto qualcosa anche quando la detezione
è sotto la supposta soglia sensoriale (vedi Sezione
13.3.2). Se ci fosse una sola soglia sensoriale, ciò
non sarebbe vero.
3. Influenze nella risposta. La performance in compiti
di detezione può essere invalidata sistematicamente
da fattori strategici come la ricompensa o la motivazione.
Queste influenze possono cambiare sistematicamente la
misura della soglie in esperimenti come quello sopra
descritto.
Di questi tre problemi, l'influenza nella risposta è
forse l'ultimo ma il più importante tecnicamente.
Le lievi transizioni nelle funzioni psicometriche possono
essere spiegate entro una teorica classica della soglia
assumendo che le funzioni psicometriche rappresentano
necessariamente una media di molte prove nelle quali
la soglia è variabile. Se il valore preciso di
una soglia discreta varia casualmente da prova a prova
in accordo con una distribuzione normale, per esempio,
la media della performance in molte prove mostrerebbe
esattamente il tipo di transizione a forma di S che
si trova normalmente nelle funzioni psicometriche. La
percezione subliminale può essere spiegata dall'esistenza
di due diverse soglie: una più alta per produrre
consapevolezza visiva e una più bassa per comportamenti
emotivi (vedi Sezione 13.3.2). Ma la presenza di influenza
nella risposta in compiti di detezione ed i loro effetti
nelle soglie misurate ha avuto una profonda influenza
in entrambe le teorie e metodi in psicofisica. Infatti,
esse hanno portato ad una concezione molto diversa di
come sono fatte le risposte di detezione, in cui non
c'è una soglia sensoriale discreta. Ora considereremo
questa visione alternativa nel dettaglio, per fornire
le basi per le moderne informazioni sul processo visivo
della performance della detezione sensoriale.
A.2
- Teoria della detezione del segnale (SDT)
La
SDT riprende il singolo concetto di una soglia sensoriale
discreta con due concetti separati: un processo sensoriale
immutabile che non può essere influenzato da
fattori strategici e un successivo processo decisionale
(Green & Swets, 1966). Considereremo brevemente
questi costrutti. Ma la SDT è più di una
teoria su come sono fatte le risposte di detezione;
descrive anche un diverso metodo sperimentale per studiare
la performance della detezione, che è strettamente
legato alle sue assunzioni teoriche. Questo metodo è
diventato un moderno standard per studiare una grande
varietà di fenomeni percettivi e di memoria.
Per capire la SDT e la sua metodologia associata, dobbiamo
prima capire come avvengono gli effetti nell'influenza
nelle risposte e perché inficiano la misura delle
soglie ottenute usando i metodi sopra descritti.
A.2.1 - L'influenza nella risposta
Supponiamo
che la debole luce che state cercando di scoprire nell'esperimento
della soglia sopra descritto siano dei segnali su uno
schermo che indica la presenza di un sottomarino vicino.
Supponiamo inoltre che stiate cercando di scoprire questi
segnali su un battello nel mezzo di un mare impetuoso.
Siccome esiste un'alta probabilità di incontrare
un sottomarino nemico in questa situazione e le terribili
conseguenze di fallire nello scoprirne uno, voi potreste
dire "Sì, vedo un segnale" semmai ci
fosse la più vaga possibilità che il segnale
sia presente. Questa strategia di risposta liberale
potrebbe condurvi ad una forte influenza nel dire "sì",
e la vostra soglia potrebbe essere misurata come più
bassa (più sensibile) rispetto a come sarebbe
se fosse ugualmente probabile dire "sì"
o "no".
Ora supponiamo che voi stiate cercando di scoprire lo
stesso segnale su una nave da carico nel Lago Michigan
in tempo di pace. La probabilità che ci sia un
sottomarino in zona potrebbe essere molto bassa, e se
ce ne fosse una, le conseguenze nello sbagliare di scoprirlo
potrebbero essere scarse. In questa situazione, ci sono
buone possibilità che voi diciate "No, non
vedo un segnale" a meno che non abbiate un'esperienza
molto forte che la luce sia presente, perché
se sbagliate, rischiereste di essere derisi. Questa
strategia di risposta conservativa potrebbe condurre
al una forte influenza nel rispondere "no",
e la vostra soglia potrebbe essere misurata come più
alta (meno sensibile) rispetto a come sarebbe su un
battello in tempo di guerra.
Il problema cruciale è se la vostra esperienza
visiva è cambiata come risultato della diversa
probabilità che un sottomarino sia presente e
il vostro diverso livello di motivazione nello scoprire
il segnale appena percettibile sullo schermo. La teoria
della soglia classica esigerebbe che la vostra soglia
sensoriale per la minima esperienza visiva fosse più
bassa per un battello in tempo di guerra che non per
una nave da carico in tempo di pace. E' possibile che
i recettori retinici o il successivo processo sensoriale
cambino in funzione di conoscenza e motivazione, ma
la SDT fornisce una spiegazione alternativa più
plausibile. Suggerisce che la risposta sensoriale è
la stessa in entrambi i casi ma che il vostro criterio
interno nel dire "Sì, vedo un segnale"
sia semplicemente più basso per un battello che
per una nave da carico.
A.2.2 - Il paradigma della detezione del segnale
Il
problema dell'influenza nella risposta fu riconosciuto
molto prima che fosse formulata la SDT. I metodi classici
per trovare le soglie includevano modi per identificarle
come influenze nelle risposte in un compito di detezione
includendo qualche prova trabocchetto nelle quali non
era presentato stimolo alcuno. La percentuale di risposte
"sì" in queste prove trabocchetto può
essere usta per calcolare l'influenza nelle risposte.
La SDT estende l'idea delle prove trabocchetto per diventare
una parte integrante ed indispensabile di ogni esperimento
di detezione. In un esperimento tipico della SDT, uno
stimolo debole è presentato in metà delle
prove (chiamate prove segnale), e non sono presentati
stimoli nell'altra metà (chiamate prove rumore,
che sono come le prove trabocchetto). Il compito del
soggetto è discriminare tra le prove segnale
e le prove rumore rispondendo "sì"
(un segnale è presentato) o "no" (non
lo è) in ogni prova.
Il disegno sperimentale base sostenuto dal metodo della
SDT è mostrato nella figura A.2.1.
Figura
A.2.1 - Il disegno sperimentale della detezione del
segnale. In ogni prova, entrambi i segnali sono presentati
(segnale + rumore) o meno (solo rumore). I soggetti
devono rispondere se un segnale è presente ("sì")
o meno ("no"). La risultante matrice 2 x 2
definisce il set di risultati possibili: colpiti, mancati,
falsi allarmi e scarti corretti.
In
ogni prova un segnale è presente o assente, ed
il soggetto risponde "sì" o "no".
Tutte le prove possono così essere classificate
come rientranti in una delle quattro celle mostrate
nella figura A.2.1 colpiti, mancati, falsi allarmi o
scarti corretti, a seconda di entrambe le condizioni
di stimolo e la risposta del soggetto.
Si noti cosa succede in questo disegno se il soggetto
ha una tendenza a dire "sì", nello
scoprire sottomarini nel mezzo di una battaglia navale.
Come indicato in figura A.2.2A, la percentuale di successi
sarà alta (92%), ma così pure la percentuale
dei falsi allarmi(46%). L'alto tasso di falsi allarmi
si alza perché l'operatore ha la vaga possibilità
che il segnale indichi la presenza di un sottomarino.
In questo caso, la tendenza favorevole nello scoprire
il segnale è molto forte; il soggetto dà
risposte "sì" molto più del
doppio (69%) rispetto alle risposte no (31%).
Se il soggetto ha la tendenza a dire "no",
nello scoprire sottomarini nemici nel Lago Michigan
in tempo di pace, la percentuale di successi sarà
bassa (54%) così come la percentuale dei falsi
allarmi (8%) (vedi figura A.2.2B). Qui il soggetto ha
bisogno di una grande quantità di evidenze sensoriali
prima di dire che il segnale è presente. Si noti
che in queste condizioni, il soggetto dà risposte
"no" molto più del doppio delle risposte
"sì".
Figura
A.2.2 - I risultati di un esperimento di detezione del
segnale nel quale cambia la tendenza del soggetto nel
rispondere "sì" o "no". La
parte A mostra che l'uso di un criterio liberale (o
permissivo) produce molti successi ma anche molti falsi
allarmi. La parte B mostra che l'uso di un criterio
conservativo (o restrittivo) produce minori successi
ma anche minori falsi allarmi.
La
SDT fornisce un'analisi dei dati che contribuisce alle
percentuali di successi e falsi allarmi per estrarre
stime separate dei due fattori sottocitati. C'è
un parametro per la discriminazione, chiamato d' (si
pronuncia "di primo"), ed un altro per l'influenza
nella risposta, chiamato beta. In questo esempio, d'
è lo stesso per entrambi i dati, che indica risposte
sensoriali uguali ai segnali ottici che raggiungono
l'occhio. Comunque, beta è diverso, perché
ci sono diverse tendenze a rispondere sì versus
no nelle due situazioni.
A.2.3 - La teoria della Capacità di scoprire
il segnale
Teoricamente,
la SDT propone che le decisioni di detezione sono basate
su un iniziale processo sensoriale seguito da un processo
che opera sull'uscita (output) del processo sensoriale,
come indicato nella figura A.2.3.
Figura
A.2.3 - La teoria della capacità di scoprire
il segnale. Lo stimolo è colto in un processo
a 2 fasi. Il processo sensoriale produce un valore energetico
che dipende da fattori come l'intensità dello
stimolo e lo stato di adattamento del sistema sensoriale.
Il processo decisionale confronta l'energia della risposta
sensoriale con un criterio interno e risponde "sì"
se esso è sopra il criterio e "no"
in caso contrario. Il processo decisionale può
essere influenzato da fattori come la conoscenza della
probabilità del segnale e dalla ricompensa.
Nel
campo d'azione sensoriale, lo stimolo (prova segnale
o prova rumore) produce una risposta interna nel soggetto,
l'energia di cui riflette solo l'informazione sensoriale.
In particolare, l'energia della risposta sensoriale
dipende solo dall'intensità dello stimolo (luci
più luminose risulteranno in valori più
alti di d' in un compito di detezione della soglia)
e lo stato dello stimolo sensoriale (periodi più
lunghi di adattamento al buio portano a valori più
alti di d' in un compito assoluto di detezione della
soglia). L'output di questo sistema sensoriale non dipende
da strategie, fattori motivazionali, la probabilità
del segnale, o altri fattori che potrebbero influenzare
la risposta. Si può pensare all'output del sistema
sensoriale come riflettente l'energia di una veloce
risposta neuronale allo stimolo. (In breve, la SDT non
propone specifici meccanismi neuronali ma specifica
operazioni astratte che si possono eseguire in molti
modi diversi). Questo valore dell'energia è l'output
del processo sensoriale iniziale e fornisce la sola
informazione dello stimolo che il soggetto ha per decidere
se il segnale è presentato o meno in una particolare
prova.
La SDT assume che il sistema sensoriale è "rumoroso",
intendendo che è il soggetto a randomizzare le
fluttuazioni che non sono relate allo stimolo. La risposta
sensoriale perciò non sarà la stessa in
ogni prova segnale (o in ogni prova rumore) se gli stimolo
fisici sono identici. Piuttosto, la SDT assume che la
risposta sensoriale varierà casualmente intorno
alla media, producendo una distribuzione aggregata di
valori di energia in molte prove, come una curva normale
definita "distribuzione di solo rumore" mostrata
in figura A.2.4.
Figura
A.2.4. - Risposte derivanti dalla distribuzione del
segnale + rumore e solo rumore. Le prove segnale producono
valori di energia sensoriale dalla distribuzione segnale
+ rumore; le prove non-segnale producono valori di energia
dalla distribuzione solo-rumore. Se il valore dell'energia
sensoriale è sopra il criterio, il processo decisionale
coglie un segnale ("Sì"); altrimenti
no ("No"). Ciò conduce a successi,
falsi allarmi, mancati e scarti corretti proporzionali
all'area indicata con ombreggiature diverse.
Poiché
il segnale si somma all'energia del processo sensoriale
rumoroso, la distribuzione segnale + rumore ha molta
più forza della distribuzione solo-rumore ma
ha circa la stessa quantità di variabilità.
Se il segnale è debole - come usualmente negli
esperimenti di detezione - la distribuzione dei valori
dell'energia per questi 2 eventi sensoriali coinciderà
a molti livelli (vedi figura A.2.4), così il
punto più alto della distribuzione solo-rumore
ha maggiore energia sensoriale rispetto al punto più
basso della distribuzione segnale + rumore. Questa sovrapposizione
è il risultato di errori in compiti di detezione.
Il processo decisionale deve provare a determinare se
il valore dell'energia che riceve dal processo sensoriale
in una data prova risulta da una prova in cui il segnale
è presente o assente. La SDT assume che il campo
d'azione decisionale compie ciò scegliendo un
criterio in qualche punto lungo il continuum dell'energia
sensoriale (la linea verticale nella figura A.2.4.):
un valore dell'energia sopra il quale il soggetto risponderà
"sì", altrimenti risponderà
"no". Per molto tempo, questa regola di decisione
porterà a risposte corrette "sì"
(colpiti) risultanti da valori segnale + rumore sopra
il criterio e risposte corrette "no" (scarti
corretti) risultanti da valori solo rumore sotto il
criterio. Si noti che se le distribuzioni coincidono,
ci sono certamente errori. A volte il valore sensoriale
in prove segnale cadrà sotto il criterio, risultando
risposte scorrette "no" (mancati); altre volte,
il valore sensoriale in prove rumore cadrà sopra
il criterio, risultando risposte scorrette "sì"
(falsi allarmi).
Date le stesse due distribuzioni di valori sensoriali,
il numero di colpiti, mancati, falsi allarmi e scarti
corretti dipenderà da dove è posizionato
il criterio, ed è l'ubicazione di questo criterio
che riflette la strategia del soggetto. Usando un criterio
basso (liberale o permissivo) si ha come risultato molte
risposte "sì" e un alto numero di successi
ma anche un alto numero di falsi allarmi, come raffigurato
nella figura A.2.4. Usando un criterio alto (conservativo
o restrittivo) si ha come risultato poche risposte "sì"
e un basso numero di colpiti e di falsi allarmi. Molti
fattori possono influenzare la scelta di questo criterio
nel processo decisionale. Molti tra i più potenti
informano i soggetti sulla probabilità del segnale
versus prove rumore, pagando il soggetto diversamente
per i colpiti versus gli scarti corretti e semplicemente
istruendo il soggetto nell'usare un criterio permissivo
versus uno restrittivo per dire "sì".
La SDT fornisce una descrizione matematica di come questi
fattori sensoriale e decisionali unitamente determinino
la percentuale di colpiti, mancati, falsi allarmi e
scarti corretti. I dettagli matematici della teoria
sono più tecnici di quanto ci riguarda qui (vedi
Green & Swets, 1966 per la presentazione classica),
ma il concetto di base è abbastanza semplice.
Come abbiano detto prima, la SDT identifica 2 variabili
in un compito di detezione: d' che è una misura
discrezionale, e beta, che è una misura dell'influenza
nella risposta. Nei termini delle distribuzioni sovrapposte
(coincidenti) dell'energia sensoriale mostrati nella
figura A.2.4., d' è una stima numerica della
distanza tra il segnale e la distribuzione del rumore
calcolata in unità di deviazioni standard della
distribuzione del rumore. Beta è una stima numerica
della posizione del criterio di decisione lungo il continuum
dell'energia sensoriale (per convenzione, la soglia
è definita come l'intensità dello stimolo
nel quale d' = 1, così che la distribuzione segnale
+ rumore è una deviazione standard sopra la distribuzione
solo-rumore, eccetto il valore di beta).
Si noti che d' e beta sono indipendenti: l'uno o l'altro
possono cambiare senza intaccare l'altro. Di particolare
interesse è il fatto che quando il criterio di
decisione è variato senza cambiare le distanze
tra il segnale e la distribuzione del rumore, la performance
di detezione può variare molto in termini di
percentuale di successi e falsi allarmi (come illustrato
nelle figure A.2.2A e A.2.2B), eppure d' rimarrà
costante. Questa scoperta è stata ottenuta con
osservatori umani in esperimenti di detezione quando
gli stimoli e i soggetti sono rimasti costanti mentre
l'influenza nella risposta è cambiata in molti
modi diversi (v. Green & Swets, 1966). La SDT è
generalmente una teoria molto buona della performance
di detezione.
A.3 - Soglie differenziali
Gli
esperimenti descritti inizialmente furono progettati
per determinare una soglia assoluta nella quale il soggetto
prova a discriminare la differenza tra la presenza e
l'assenza dell'esperienza visiva. Ma le soglie differenziali
possono essere anche misurate chiedendo ai soggetti
di discriminare la differenza tra due stimoli anziché
la differenza tra uno stimolo e nulla.
La situazione sperimentale è generalmente simile
a quella per misurare una soglia assoluta eccetto che
ogni prova consiste in una coppia di stimoli ed i soggetti
sono chiamati a scoprire la differenza tra essi.
A.3.1
- Differenze appena percettibili (jnd = just noticeable
differences)
Rappresentano
la più piccola differenza che può essere
scoperta.
Figura
A.3.1 - Differenze appena percettibili in uno stimolo
di diversa grandezza per la lunghezza della linea. A
10 mm., c'è bisogno di addizionare 1 mm. di lunghezza
per scoprire la differenza; a 20 mm., addizionando 2
mm.; e a 30 mm. addizionando 3 mm. Così il rapporto
della lunghezza addizionata richiesta (delta I) e la
lunghezza dello stimolo (I) è costante al valore
di 0.1.
La
procedura descritta per trovare una soglia differenziale
è soggetta agli effetti dell'influenza nella
risposta. Piuttosto che far dire ai soggetti semplicemente
se colgono una differenza o meno in ogni prova, può
esser loro richiesto di indicare quale linea è
più lunga. In questo caso, c'è una risposta
corretta in ogni prova, e una funzione psicometrica
può essere tracciata in termini di percentuale
di risposte corrette come una funzione della misura
della differenza (delta I). Il valore di delta I nel
quale il soggetto è corretto solo al 50% delle
volte deve essere uguale o sotto la soglia perché
egli non può discriminare quale è più
lunga ogni qualvolta cambia (come se indovinasse). Il
valore di delta I nel quale il soggetto è corretto
al 100% delle volte dev'essere sopra la soglia. Per
convenzione, la soglia in un esperimento sulla soglia
differenziale con due alternative è presa normalmente
come il valore di delta I al quale questa funzione psicometrica
attraversa il 75% corretto. (Si noti la differenza dalla
definizione della soglia al 50% quando l'asse delle
y rappresenta percentuali di risposte di detezione piuttosto
che percentuali di risposte corrette).
National HPCC Software Exchange
Figura
A.3.2 - Un grafico delle soglie differenziali che mostra
la legge di Weber. La lunghezza della linea addizionata
(delta I) richiesta per scoprire una differenza nella
lunghezza della linea tra due linee aumenta linearmente
come una funzione di intensità dello stimolo
(I) con pendenza dello 0.10.
A.4 - Graduazione psicofisica
Uno
degli obiettivi importanti della psicofisica è
specificare la relazione quantitativa tra dimensioni
psicofisiche e psicologiche. Il principale modo per
rappresentare le dimensioni fisiche è in termini
di scale di misurazione, come le scale metriche per
la lunghezza (espresse in metri) e per il peso (espresse
in grammi), per menzionarne due.
Queste scale sono appropriate anche per misurare esperienze
psicologiche o sono richieste nuove e diverse scale
psicofisiche?
Figura
A.4.1 - La legge di Fechner della graduazione psicofisica.
Se si assume che tutti gli jnds sono psicologicamente
uguali, la relazione tra dimensione fisiche ed esperienza
sensoriale può essere descritta da una funzione
logaritmica della forma generale data. Ogni equazione
produce una curva di accelerazione negativa come quella
mostrata.
Figura
A.4.2 - La legge di Stevens della graduazione psicofisica.
Le procedure della stima della grandezza producono risultati
conformi alla legge del potere mostrata. Le equazioni
producono entrambe funzioni di accelerazione negativa
(per la luminosità) quando l'esponente è
minore dell'unità o funzione di accelerazione
positiva (per shock elettrico) quando l'esponente è
più grande dell'unità.
(Rossanna Tami)
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